Varese, Terlizzi: "Tutti capitani, grande trovata"
Christian Terlizzi anticipa e rilancia. Dopo il primo successo del Varese, sabato contro l'Albinoleffe, da buon difensore spegne le insidie. Siano da preservare mister Carbone o il fischiatissimo Cellini, Terlizzi alza lo scudo e porta a termine il compito.
Terlizzi, sabato tutti capitani. Se l'aspettava?
No. Negli spogliatoi abbiamo visto tutte quelle fasce, ma fino a cinque minuti prima dell'inizio non abbiamo capito di che cosa si trattasse. È stato un grande gesto.
Quindi, nulla di preventivato?
In settimana, con Carbone si parlava di qualcosa che aiutasse tutti a sentirsi responsabili, in prima linea. Ma poi ha fatto tutto lui. A Catania mi era successa una cosa simile con Zenga: ogni settimana cambiavamo capitano, in modo che ognuno fosse costretto a limare i propri difetti per il bene di se stesso e del gruppo.
Che settimana è stata quella che ha portato a sabato?
Quando ci siamo trovati, lunedì, è stata dura. Abbiamo parlato a lungo tutti insieme, per tirar fuori tutto quello che non stava funzionando: in modo da poterci poi lavorare in settimana. È stato un approccio intelligente, perché abbiamo smussato quei difetti, facendo anche piccoli progressi che poi si sono visti.
Per mister Carbone è stata una settimana difficile: voi giocatori come l'avete vissuta?
Qualcuno pensa che quando l'allenatore è in discussione, i giocatori siano tranquilli perché lui fa da paravento. Ma non è stato così: lui è il nostro leader, è come il nostro generale in battaglia. Ci sentivamo tutti quanti in discussione.
Che cosa è cambiato contro l'Albinoleffe rispetto alle partite precedenti?
Che il Varese ha saputo giocare una partita intelligente, dando un segnale forte a tutti, e a se stesso in primo luogo. Siamo stati aggressivi, perché dovevamo vincere, ma senza perdere equilibrio; abbiamo gestito meglio la fase di possesso palla; anche quando siamo stati raggiunti, non siamo morti e abbiamo avuto la lucidità per cercare la vittoria. Se dovessi riassumere, abbiamo giocato da squadra.
Lei, alla prima da titolare, come si giudica?
Buone sensazioni, ma la forma non è ancora al cento per cento. Per quel che riguarda la difesa in generale, siamo nella fase in cui c'è da parlarsi molto.
Sente attorno a lei una richiesta di leadership?
Sì. E, come ho già detto altre volte, mi piace. La gente mi fermava e mi chiedeva di tornare subito: bello, mi gratifica.
L'impatto con lo stadio?
A fine partita mi sono un po' arrabbiato. Con Cellini il pubblico è stato ingeneroso: non ha segnato, ma ha mandato in porta Neto e si è speso senza risparmiarsi. I fischi non se li meritava.
E la corsa di Neto verso la panchina dopo il primo gol?
Quello è un gruppo tutto intero che esulta. Non è chi ha segnato, neanche gli undici in campo: sono giocatori, staff tecnico e compagni in tribuna che sono felici per il primo gol stagionale.
Qual è l'impatto di mister Carbone su questo gruppo?
È un uomo che ti vuol bene e che si fa voler bene. Non è uno di quegli allenatori che stanno sulle loro: cerca il dialogo, evita i rimproveri palesi e mortificanti. Come dicevo, è il nostro leader.


