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Toro, Salgado: "Ho sofferto la situazione in Cile"

autore
Gaetano Mocciaro
lunedì 10 maggio 2010, 16:58Torino
autore Gaetano Mocciaro
10.05.2010 16:58Torino
FotoTuttoB.com
© foto di Federico De Luca

Oggi in Sisport parola all'attaccante cileno Mario Jimenez Salgado. Non prima, però, dell'intervento del direttore sportivo Gianluca Petrachi. Il ds esorta tutti a remare in un’unica direzione, specie in questo delicato finale di stagione, invitando a mantenere l'attenzione sul torneo in corso piuttosto che sulle eventuali strategie di mercato future e sui nodi delle comproprietà e prestiti che il Toro ha con le altre società: “Chiedo di guardare al presente e non quello che sarà dopo. Non è importante quanti siano i giocatori di proprietà del Torino, quanti rimarranno, quanti andranno via. L’importante ora è essere tutti uniti: giocatori, dirigenza, stampa, tifosi. Ci deve essere comunione di intenti. In questo momento è più giusto valorizzare cosa ha fatto la squadra da gennaio in avanti. Non perdiamo energie per cose che non ci interessano. Niente, quindi, programmi per il mercato. Anche perché non sappiamo neanche ancora in che serie giocheremo. Assicuro che finora non ho preso nessuno. E’ vero che in A si stanno muovendo ma loro hanno già finito il campionato. Noi siamo nelle partite decisive” .

E' la volta di Salgado, che spiega come i problemi fisici siano stati decisivi finora e che, finalmente recuperato, può essere finalmente decisivo alla causa granata: "Grazie alla terapia gli acciacchi non ci sono più. Sono sicuro che durante questa settimana il mio ginocchio non farà più male”. Sul gol contro il Gallipoli, che lo ha finalmente sbloccato, non nasconde la sua emozione: “Tra il ginocchio e quel che è successo in Cile ho avuto parecchi problemi. L'aver segnato contro il Gallipoli mi ha riempito di gioia, un premio dal cielo". Salgado si sofferma poi sul periodo difficile a causa del terremoto che ha sconvolto il Cile. Una situazione che ha pesato non poco, dovendo il giocatore convivere con l'apprensione per i familiari: " Non avevo la mente sgombra, per la situazione nel mio Paese. Ma i veri problemi arriveranno adesso, perché non ci sarà più lavoro. Per molte persone sarà difficilissimo sopravvivere e mantenere la famiglia, senza poter lavorare. Io posso ritenermi fortunato, i miei famigliari stanno bene. Ma per una settimana ho temuto il peggio, perché provavo a chiamare ma le linee erano intasate e non riuscivo a mettermi in contatto con nessuno. Il terremoto mi ha fatto riflettere molto, mi ha fatto capire che spesso non diamo importanza a cose basilari come la salute. Fa uno strano effetto pensare che adesso sei qua ad allenarti con i tuoi compagni e due mesi fa eri in Cile a girare con la pistola in mano per difendere la famiglia. Mi sono arrivati tanti messaggi di solidarietà dai tifosi e non ho ancora avuto modo di ringraziare tutti quanti. Senz’altro essere ad allenarmi mi ha aiutato a superare quel periodo. Perché riuscivo a non pensare a quanto succedeva a casa. Il mio tatuaggio per un amico che non c’è più ora è anche dedicato al popolo cileno”.

Tornando sul calcio giocato: “Fino a che la matematica ce lo concede noi proveremo a centrare il secondo posto. Male che vada ci riproveremo nelle successive quattro dei playoff. Io voglio a tutti i costi la A con il Toro e spero di  segnare gol importanti,per centrare l'obiettivo. Il mio futuro a fine stagione? Dipende da come mi comporterò in queste ultime gare. Se faccio bene diventa tutto più facile. Sono arrivato in una società che conoscono addirittura in Cile, ha fatto più rumore il mio trasferimento al Toro rispetto a tutta la mia precedente carriera. Il Toro lo conoscono anche per la tragedia di Superga”.

 

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