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Toro, il massimo col minimo

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Daiana Di Nuzzo
domenica 27 febbraio 2011, 07:15Torino
autore Daiana Di Nuzzo
27.02.2011 07:15Torino
FotoTuttoB.com
© foto di Federico De Luca

Molta sabbia e poche idee. La sabbia è quella del piccolo campo da gioco di Portogruaro, zolle spelacchiate e terreno molle. Le idee quasi inesistenti sono le compagne di viaggio di un Toro che vince con il minimo sforzo, o meglio, con le armi che il pomeriggio vissuto nella cittadina veneta gli consentono. «In stadi così non si può giocare. Ai ragazzi avevo detto di essere umili e di avere l'atteggiamento di una squadra operaia e la missione è compiuta...», così il timoniere granata Franco Lerda a fatica in archivio.

Il salto in avanti in classifica era l'obiettivo da non fallire per non tornare al punto di partenza dopo il successo di una settimana fa con il Pescara. C'è la firma di Bianchi sul terzo urrà lontano dall'Olimpico del Toro, ma non la voce del bomber granata che, al termine della sfida che gli regala il tredicesimo sigillo personale, si limita ad un «preferisco far parlare i miei compagni». Bianchi, ieri a Portogruaro, ha giocato fin dall'inizio, ha lottato, si è rialzato dopo un doloroso colpo al polpaccio e, infine, ha alzato bandiera bianca quando al sipario mancava poco meno di mezz'ora. «Sentiva fastidio e ho pensato che fosse meglio richiamarlo in panchina. Rolando ha fatto un gran gol e giocato per i compagni», spiega Lerda.

La ripartenza dopo la tempesta scatenata dalla ribellione del capitano granata ha il sorriso di un gruppo che si prepara all'incrocio da brividi con l'Atalanta capolista (mercoledì sera all'Olimpico) forte di un morale ritrovato. «Ci aspetterà una partita completamente diversa da quella vista a Portogruaro - continua il tecnico del Toro -, ma quando vinci le forze si recuperano più facilmente. Dove possiamo arrivare? Niente voli pindarici, ma pensieri ad un impegno alla volta».

Quello di ieri è filato via senza particolari tremori se non per un colpo di testa di Gerardi bloccato dai guantoni di Rubinho proprio sulla linea bianca della porta. Il Portogruaro ha tenuto in mano l'inerzia della sfida, senza mai dare l'impressione, però, di poter andare a segno. Di Cesare ed Ogbonna hanno svolto il loro compito con relativa tranquillità, così come la coppia là in mezzo (De Vezze-De Feudis). Lerda aveva ordinato alla truppa di blindare i primi minuti del pomeriggio per evitare che il Portogruaro acquisisse coraggio e ritmo. «Ognuno ha svolto alla perfezione il proprio dovere. Quando giochi in campi del genere devi pensare solo al risultato, non a come arriva: qui era impossibile fare due passaggi di fila...».

Il verdetto del piccolo «Mecchia» lo ha sigillato Bianchi, aiutato da un invito velenoso di Zavagno (il bomber è sbucato fra Esposito e Madaschi per spingere di testa il pallone nell'angolo) e lo ha messo in cassaforte Rubinho («Finalmente state vedendo quello vero...», così il portiere granata), respingendo l'unico, vero assalto del Portogruaro. Un particolare riconoscimento lo merita baby Lazarevic, ancora una volta al centro delle buone intenzioni del Toro, ancora una volta ad un passo dal gol come nelle due occasioni sui titoli di coda. «Questo è l'atteggiamento giusto», dice il patron Cairo, applauditissimo dal pubblico di casa quando si è accomodato in tribuna. Il Toro vince con il minimo sforzo.

«Di più non potevamo fare, ma - sottolinea Lerda - i tre punti sono meritati perché nostre sono state le occasioni migliori. Bello il gol di Bianchi, bella l'intesa con Antenucci, ora pensiamo all'Atalanta». Sulla sabbia di Portogruaro il Toro ha ritrovato il successo che, fuori casa, mancava dal viaggio a Trieste del 13 dicembre scorso.

Fonte: La Stampa.it

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