Torino, Ventura: " Ci si è montati la testa"
Federico Errante
La prima volta di Ventura all'arrabbiata. Se non è il giorno dei processi e ci mancherebbe altro (dopo due turni il Torino è a +4 rispetto all'anno scorso, Lerda incamerò due sconfitte: Varese e Cittadella) alla Sisport si sono consumati i primi confronti all'interno di una squadra che già domenica può riscattarsi (arriva il Varese). Il pareggio contro il Cittadella nell'esordio stagionale all'Olimpico ha lasciato l'amaro in bocca al Toro, che mercoledì sera ha accarezzato per due minuti del secondo tempo – tra il gol di Sgrigna al 37' e il pareggio di Di Roberto al 39' l'idea del primo posto con Sassuolo e Pescara. Le streghe del passato non sono state ancora sconfitte. Ventura ha toccato con mano la pressione di una piazza da troppi anni depressa che non perdona più nulla, si spazientisce con Coppola dopo pochi minuti e al 90' fischia sonoramente tutti.
Ieri mattina il tecnico ha chiamato la squadra a rapporto. Prima ha esaminato in televisione gli errori. Poi, lontano da sguardi indiscreti (anche se non c'era nessuno), sotto gli alberi che dividono la palestra dal campo secondario, ha preso una sedia e, con la squadra seduta per terra, ha tenuto banco per mezz'ora. «Abbiamo commesso imprecisioni in tutti i reparti, a cominciare dalla difesa. Sapete di aver sbagliato. Voglio più attenzione. Piedi per terra, non montiamoci la testa». Ventura non ci ha messo molto a trasmettere la sua delusione alla squadra, messa sotto dagli avversari sul piano della corsa e dell'organizzazione. Il Toro l'ha ascoltato in religioso silenzio, prima di dividersi in due gruppi (i titolari in piscina, gli altri sul campo). In verità, contro il Cittadella è stata la ricerca maniacale degli schemi studiati in allenamento – e la paura di sbagliarli – ad inficiare quasi tutte le azioni granata: il Toro in più circostanze è apparso una squadra in catena di montaggio, monotona e slegata, non ancora in grado di cambiare passo, certo in rodaggio. Le statistiche dicono che i granata, resisi pericolosi in diverse occasioni, non hanno mai tirato nello specchio della porta e anche il gol di Sgrigna, pur frutto di una bella giocata dell'attaccante, è un mezzo cross deviato in rete dal maldestro intervento del portiere Cordaz.
Ventura riparte dagli errori, consapevole che «siamo solo alla seconda giornata e la squadra aveva subìto tanti cambi rispetto ad Ascoli». Ma con una rosa così anche lui si aspetta più gioie e meno sofferenze: almeno in casa, l'anno scorso il vero tallone d'Achille del Torino (6 sconfitte e 5 pareggi). Pur senza usare troppo il bastone, Ventura ha suonato la prima sveglia stagionale. L'allenatore ha le chiavi per rimettere in moto la macchina, ormai una fuoriserie per la categoria grazie alle conferme di Ogbonna e Bianchi: contro il Varese rientreranno Guberti e Darmian (e forse Parisi), mentre il capitano, che finora non ha mai tirato il fiato, potrebbe godere di un turno di riposo. Ebagua scalpita per affrontare i suoi ex compagni. Ieri, per confessare il Toro si è mosso anche Petrachi. A fine allenamento il ds ha preso sottobraccio, a turno, tre dei più deludenti contro il Cittadella: Ogbonna, Antenucci e D'Ambrosio. Particolarmente fitta la conversazione con il difensore della Nazionale. Il Toro, che a breve potrebbe adeguargli il contratto con cifre più consone alla sua caratura (attualmente guadagna 180 mila euro), dal suo gioiello che nell'ultimo mercato ha fatto girare la testa a mezza Europa si aspetta molto di più. E non solo da lui.


