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Torino, tanta voglia di A

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Federico Errante
lunedì 2 gennaio 2012, 21:20Torino
autore Federico Errante
02.01.2012 21:20Torino
FotoTuttoB.com
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Proviamo a dire qualcosa di piccolo sul Torino, mentre fervono - in Italia e a Malta - le grandiose fantasie di mercato invernale, le vaste speranze sul Filadelfia, le elaborate ipotesi di stadio di proprietà o quasi.

1) Assai particolari e assai belle, ancorché prive (per fortuna) di qualsiasi solennità, sono le occasioni che innumeri càpitano, a chi scrive queste righe, di ascoltare per strada gente granata - molte le donne, diremmo a vista e a udito tante quanti gli uomini - che avanza la semplicissima domanda: «Stavolta ce la facciamo?». Senza attendere risposta i soggetti in questione allargano le braccia e sospirano e guardano in alto, evidentemente per sollecitare Attenzioni Importanti. Questo fa capire quale tremenda delusione sarebbe la mancata promozione: controperformance difficile da conseguire, ma non impossibile ad un Toro che riesce ad avvitarsi malamente intorno ad un regolamento in quel di Padova e due volte ad un attaccante avversario in quel di Modena.

2) Contrariamente a quanto accaduto negli ultimi due campionati, quasi tutti i giocatori della rosa sono dai tifosi di strada ritenuti validi in prospettiva per la serie A. Si va da Iori promosso a definitivo cervellone del gioco, e che gioco, sino a Glik del quale si dice che è roccioso, ma insomma la tifoseria granata pensa che nella prossima estate sarà felicemente esentata dal compito di ritenere a memoria tanti nomi nuovi, e di identificare e incasellare troppe nuove facce (il portiere Coppola è pensato come ideale nonnino di Gomis, anzi dei fratelli Gomis).

3) Il timore/terrore di dare in A sei punti alla Juve è più di chi scrive queste righe, che di chi lo interpella.

4) Su Ogbonna ci sono, almeno fra i clerici vagantes granata, due scuole di pensiero: per una non andrà mai via, casomai provvedendo a qualche suo vistoso passeggero imbrocchimento tattico, che tenga lontani da lui i club ricchi, per l’altra gioca già nel Milan e questa è una bellissima notizia perché vuol dire che non giocherà nella Juve anzi la combatterà.

5) Per quasi tutti i sospiranti basta arrivare a giocare in A e qualche sceicco si accorge del Toro, magari perché deluso da come gli vanno le cose nel calcio inglese, e Cairo vende e magari da editore fa finalmente - primi lettori suo padre e sua madre - una grande rivista sul Toro, che letterariamente produce in libri, riviste, romanzi, commedie come tutto il resto del calcio italiano messo insieme, ma non ha (più) un suo giornale sociale.

6) Spesso si conviene in questo teatrino di strada che la vera sciagura non sarebbe non salire in A, ma salirci e trovare una Juve campione. Al limite, da barattare con il demonio una mancata promozione contro un mancato scudetto bianconero.

E questo dice quanto è complicato, contorto, difficile, impegnativo, faticoso, picassiano essere tifosi del Toro, ma anche e soprattutto di quanto è bello esserlo, non fosse che perché si ha la sicurezza di essere diversi da tutti (non migliori, no: ma, considerando come ci stiamo dibattendo voluttuosamente fra speranza e realismo, chi dice che sia un bene essere migliori di altri, specie se si deve smettere, per farcela, di essere masosplendidamente noi stessi?).

Fonte: lastampa.it

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