Torino, spazio alla versione "camaleonte"
Federico Errante
Se fosse un animale, assomiglierebbe a un camaleonte che cambia pelle secondo gli ambienti. Contro la matricola Nocerina, Ventura ha in mente un'altra corposa rotazione. Sarà una mini rivoluzione, di uomini ma anche di muscoli: domani il Torino aggiungerà peso, centimetri e velocità nel tentativo di acciuffare la terza vittoria esterna consecutiva. Infortuni (Guberti), avversario (il 3-4-3 super offensivo adottato da Gaetano Autieri) e calendario (venerdì 30 c'è la trasferta sul campo della Sampdoria), rendono obbligatorie nuove scelte, con qualche piccolo azzardo. Potrebbero cambiare fino a sei elementi rispetto all'ultima uscita con il Brescia: più di uno per reparto.
L'escluso più illustre sarebbe Bianchi. Ventura ha in mente di preservare il capitano, il giocatore più utilizzato dopo Coppola, Ogbonna e Iori, per la supersfida di Marassi. Al suo posto è sempre più probabile l'impiego di Antenucci, che non gioca titolare dal secondo turno (Cittadella). Ebagua e Sgrigna si contendono l'altra maglia: in ogni caso sarebbe una coppia inedita. Rivedranno il campo anche Glik e Vives: il polacco non ha più trovato una maglia dopo essere tornato dalla nazionale anche a causa dell'esplosione di Di Cesare, mentre il mediano ex Lecce – nei piani dell'allenatore uno dei possibili titolari fin da agosto – ha dovuto fare i conti con un piccolo infortunio che finora l'aveva costretto a centellinare le energie. A rifiatare sarebbe Iori.
Nell'ottica del turnover potrebbero trovare spazio anche Zavagno, reduce da un problema muscolare (sostituirebbe Parisi) e De Feudis. Per il motorino di centrocampo – tornato a fine mercato dopo la breve parentesi estiva al Cesena – sarebbero i primi minuti della stagione: gli lascerebbe spazio Basha. Il sesto ad entrare nelle novità può essere Pagano, già utilizzato nel finale contro il Brescia: tornava da tre mesi di stop. Darebbe il cambio al baby Verdi sulla fascia destra. Sarà un Torino semi-inedito, più muscolare nel tentativo di contrastare l'effervescenza dell'avversario (Glik e Vives aggiungono peso) e più mobile con Antenucci per insinuarsi negli spazi lasciati dalla difesa a tre della Nocerina.
Sarà la sesta formazione diversa in altrettante partite. Ventura, fedele alla filosofia del «non esistono titolari», è sempre stato un trasformista. Tra la prima ad Ascoli e la seconda con il Cittadella ne ha cambiati sei, sette alla terza con il Varese, uno alla quarta a Vicenza, due lunedì scorso contro il Brescia. «Più avanti raccoglieremo i frutti di questo lavoro», ama ricordare l'allenatore. Intanto il Toro assomiglia sempre più ad una cooperativa di calcio: in attesa di Surraco, che lunedì scorso è andato in tribuna e domani potrebbe finire in panchina, l'eventuale esordio di De Feudis – più probabile a partita in corso – porterebbe a ventidue i giocatori utilizzati da Ventura dopo 540', diciannove dei quali almeno una volta partiti nella formazione titolare. Può diventare un'arma in più, se usata con saggezza. Domani non sarà solo il vestito dei granata ad essere (parzialmente) inedito: è la prima sfida in assoluto tra i due club. Così distanti e così vicini. Nel 1929 la Nocerina che giocava in Prima Divisione ingaggiò come allenatore l'ungherese Ernest Erbstein, nome che successivamente si legò gloriosamente e drammaticamente al Grande Torino.


