Torino, si lavora sempre sull'asse Do Prado-Giaccherini
Francesco Rossi
C’è stato un tempo in cui Gianluca Petrachi poteva quasi pavoneggiarsi del soprannome che gli addetti ai lavori gli avevano appiccicato addosso come un’etichetta: Mister Parametro Zero. Definizione perfetta e politicamente corretta riguardo la capacità di scovare nelle varie categorie il calciatore ancora inespresso piuttosto che il talento caduto in disgrazia. Bei tempi quei momenti in cui Petrachi poteva innestare nel tessuto delle sue squadre la cellula giusta: quello sì che era mercato, per quanto sempre più ricco di fantasia che di denari. Oggi invece il ds di Cairo deve fare il mercante e ricorrere agli scambi e ai baratti per chiudere qualche affare: ma siccome viviamo in un’epoca di recessione, vallo a trovare qualcuno disposto a prendere come contropartita tecnica un giocatore del Torino, con quello che guadagnano certi ex pupilli cairoti.
ZAVORRATO Il regolamento impedisce alle squadre della serie B di avere organici extralarge: la rosa deve essere composta da 19 giocatori, più le solite minime eccezioni per i giovani e per gli elementi cresciuti nel settore giovanile. Ne deriva che in questo momento, senza un’operazione in uscita, Petrachi non possa permettersi un’altra entrata. Da piazzare altrove, priorità assoluta, ci sono quei ragazzi che al Torino hanno fatto il loro tempo, colpevoli soltanto di evocare ai tifosi granata la retrocessione della serie A di un anno fa e di ricordare l’infelice girone d’andata dell’ultimo campionato. E’ il caso di Colombo, che pure poi non ha demeritato nella Triestina malgrado un’altra retrocessione. Vale per Diana (rinato nel Bellinzona: difatti il club svizzero sta lavorando per riscattarlo, offrendo ai granata l’ex trevigiano Russotto, non a caso rinfrancato a Crotone da Lerda, neo tecnico granata); ed ancor più esemplificativo con Di Michele, sceso a Lecce con ritrovata umiltà e protagonista della promozione salentina. Loviso invece non si è ritagliato spazio tra i giallorossi pugliesi, tuttavia la retrocessione del Livorno gli riapre le porte per tornare alla corte di Spinelli, il presidente che la scorsa estate l’aveva ceduto al Toro in compartecipazione. Saumel e Zanetti sono stati baciati in fronte dalla sfortuna, a Brescia e Bergamo (intesa come Atalanta): il loro futuro è altrove ma hanno ancora molto da dire e da dare. Come Pisano e più ancora, vista l’età, Bottone. Tra i tanti, solo Pratali sembra poter ambire a una ricollocazione granata: ma solo se, dopo Loria, partirà anche il mancino Ogbonna (l’Everton insiste e il giovane difensore granata sta seriamente pensando alla proposta inglese).
SOGNO GIACCHERINI Come si diceva, il vero problema dei succitati giocatori è l’ingaggio: fuori portata per almeno dieci club della serie A, figurarsi in B. E così gli scambi e i baratti non decollano, anche perché al momento Petrachi resta un ministro senza portafoglio: non è ancora tempo d’incentivi economici, unico viatico per ogni campagna di rottamazione. Dopo la risoluzione delle compartecipazioni qualcosa cambierà, anche perché nei propositi del ds c’è la saggia (ma chissà quanto realizzabile) idea di consegnare a Lerda, per l’inizio del ritiro (a Norcia, indicativamente dal 10 luglio) il 70 o forse pure l’80% della rosa da allenare. Domani il Toro farà la sua parte per riscattare D’Ambrosio e col Vicenza si cercherà la soluzione migliore per Gorobsov. Intanto col Cesena si ragiona sul futuro di Malonga: che non c’entra con quello di Do Prado, perché si tratta di due operazioni autonome, ma che comunque può favorire il passaggio del fantasista al Toro, dove ritroverebbe il suo mentore Lerda. Anche Giaccherini, che però pare vicinissimo al Parma, resta un obiettivo caldo. Come Gabionetta del Crotone, dove però il valore aggiunto determinato dall’allenatore colloca il Toro in pole position


