Torino, raggiunta la Juve dei record
Federico Errante
Se lo dicono con gli occhi, perché gridarlo ad alta voce non si può ancora, ma ieri pomeriggio all'Olimpico il sottofondo era uno solo tra spogliatoi e spalti dopo l'1-0 sofferto alla Juve Stabia. «Questo è davvero il nostro anno», mormoravano i tifosi all'uscita dello stadio e la stessa cosa l'hanno pensata anche i giocatori granata, dopo il quinto successo consecutivo che vale la prima vera fuga verso la serie A. Perché conquistare i tre punti dopo una partita così difficile, grazie alla solita prodezza di testa di Rolando Bianchi al 35' della ripresa, e poi vedere finire fuori di un soffio dal palo il rinvio maldestro di Coppola su Mezavilla, vale più di un segnale di incoraggiamento e di sostegno della buonasorte. Sfide così, negli anni scorsi, sarebbero finite con un punteggio diverso e se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, allora questo Toro di Ventura è audacissimo e soprattutto tostissimo. «Più che l'anno - sorride Bianchi -, questo è il gruppo giusto per tornare in serie A. Io ho segnato il mio primo gol all'Olimpico, ma non l'avrei mai fatto senza la prestazione di una squadra vera che sa sempre cosa fare. E poi abbiamo visto tanta di quella sfiga in questi anni, che un po' di fortuna ci doveva arrivare prima o poi».
Nella giornata dedicata a Gigi Meroni (mai una sconfitta quando si gioca nella data dell'anniversario), il Toro ha saputo capitalizzare tutte le energie nervose per vincere grazie a due armi fondamentali per la serie B: la pazienza e la caparbietà. «Era la partita più complicata ammette Ventura - perché loro erano chiusi bene e ripartivano velocemente. La fortuna ci ha aiutati? Anche, ma i segnali che valgono per me sono la miglior difesa del campionato, la tanta serenità in campo e le maggiori conoscenze fatte vedere dai giocatori». Il tecnico tralascia solo i numeri, che però valgono doppio per questo Toro primo in classifica con 6 punti di vantaggio sulla coppia Padova-Sassuolo e ben 9 sul trio Samp-Reggina-Bari. Un partenza storica che grazie alla vittoria sulla Juve Stabia permette di agganciare la Juve più famosa e di casa: 26 punti in serie B dopo 10 giornate, infatti, li avevano fatti soltanto i bianconeri nella stagione 2006/2007. «É sempre bello raggiungere certi record - dice Ventura - soprattutto quando si parla di Juve e tu sei il Toro, ma questo campionato deve ancora iniziare e, soddisfazioni a parte, c'è ancora tanto da lavorare».
È stato un Toro meno brillante e letale, rispetto a quello strappapplausi di Verona, ma soprattutto sbadato. Lo dimostrano certi errori gratuiti, anche di Bianchi, e soprattutto le frittate commesse da Glik e Coppola nella ripresa («Su quello del portiere qualche ciuffo di capelli l'ho perso», scherza Ventura). Il danno, però, non si è trasformato in beffa e così il Toro può portare a 388' la propria imbattibilità interna (un solo gol preso, a fine agosto contro il Cittadella): un caposaldo che aiuta a vincere le partite casalinghe più ostiche, visto che prima o poi i granata segnano. E con un Bianchi così è più facile: il 5˚ centro stagionale porta a 13 (su 26) i punti stampati col suo nome. «Qui vince il Toro e non Bianchi», ribatte da buon capitano, che poi dedica la prodezza a Fabio e Lorenzo, i due ragazzi morti domenica sera al casello di Santena sotto il pullman del Toro. «Siamo profondamente scossi - dice - perché sono scomparsi due coetanei per colpa di due delinquenti».


