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Torino, quattro punte e la porta blindata

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Federico Errante
venerdì 16 settembre 2011, 11:16Torino
autore Federico Errante
16.09.2011 11:16Torino
FotoTuttoB.com
© foto di Federico De Luca

È la squadra cadetta più votata all'attacco con 4 punte vere sempre in campo e allo stesso tempo vanta la miglior difesa del campionato. Sembra un paradosso del calcio spettacolo ed invece è il Toro di Ventura: compatto e blindato lì dietro, pungente e letale nella fase offensiva.

Così si spiega il primo posto in classifica, con dieci punti all'attivo dopo quattro giornate, ed un bello zero nella casella delle sconfitte. Perché i granata un gol a partita lo segnano sempre (6 all'attivo), mentre finora ne hanno concessi appena due: dopo pochi minuti nel debutto di Ascoli e sul finale di partita col Cittadella nella prima all'Olimpico.

Due piccoli passi falsi che non hanno lasciato scorie pericolose e soprattutto permettono al Torino di vantare la miglior retroguardia, insieme con Padova e Brescia, non a caso le altre due capoliste della serie B. Curiosamente proprio contro i lombardi lunedì sera sarà una sfida nella sfida tra chi non subisce reti. Il Toro, però, ha un piccolo vantaggio perché non prende gol da quasi 200 minuti: l'ultima volta è stato Di Roberto, col Cittadella al 41' st, a bucare Coppola. Un dispiacere che è costato il pareggio, ma che è stato superato brillantemente con Varese e Vicenza quando la porta è rimasta inviolata e il Toro ha vinto aprendo la miglior striscia di imbattibilità del campionato. Il Brescia, invece, non subisce reti da 105 minuti.

Una partenza così con Cairo presidente non si era mai vista: anche De Biasi nel 2006 e Colantuono nel 2009 avevano subìto appena due reti in quattro partite, ma rispettivamente collezionarono 7 e 9 punti. Ora il bilancio è ancor più positivo ed in modo particolare ribalta l'avvio choc dello scorso anno. Con Lerda in panchina, infatti, il Toro perse due volte, pareggiò e vinse una volta con 6 gol al passivo e 5 all'attivo.

Inoltre la porta granata non era rimasta mai inviolata e per Valerio Di Cesare, uno dei reduci del fallimento dell'ultima stagione, la spiegazione è semplice. «Ora ci sono quattro difensori che difendono più lo schermo dei centrocampisti - analizza il centrale rinato sotto Ventura -, mentre prima eravamo spesso in inferiorità numerica in un due contro tre perché i terzini non erano bloccati». Un atteggiamento che viene certificato anche dalle rare ammonizioni inflitte ai difensori (una sola in 360') e conferma come nel 4-2-4 di Ventura l'equilibrio tattico sia realtà. «Difendiamo da squadra e il giro palla è determinante», dice il difensore ex Vicenza. Questo grazie alla possibilità di lavorare per un intero ritiro con la stessa rosa: un fattore che viene amplificato dalla componente psicologica e dalla calma ambientale. «Inutile nasconderlo - aggiunge Di Cesare -, la testa influisce sul rendimento. Ventura sa spiegarsi, coinvolgere e porta sorrisi: noi questa serenità non l'avevamo un anno fa». Il resto l'ha fatto il lavoro specifico di Sullo, braccio destro del tecnico genovese, su un settore che presenta sì due candidati agli Europei (Ogbonna con l'Italia e Glik con la Polonia), ma anche una serie di giocatori bruciatisi negli ultimi difficili anni (D'Ambrosio, Pratali e Di Cesare) più un giovane in prestito (Darmian) e due «vecchietti» sulla fascia sinistra (Parisi e Zavagno). Sulla carta un reparto ricco di incognite, che però si è cementato su un'identità comune e un lavoro intenso che sta producendo gli automatismi sperati.

L'ambizione di Ventura è trasformare il Toro nel suo Bari dei miracoli, capace di chiudere al 10° posto con soli 15 gol incassati in casa (come l'Inter di Mourinho campione d'Italia). La strada è lunga, ma è quella giusta.

Fonte: lastampa.it

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