Torino, Pulici: "Questa squadra arriverà fiino in fondo"
Federico Errante
Paolo Pulici, per un inizio così bisogna scomodare i ricordi del suo Toro tricolore. Durerà la Primavera granata?
«Il Toro può andare fino in fondo perché ha trovato l'allenatore con l'esperienza giusta, che sa comportarsi con la squadra e caricarla a dovere, senza stressarla. In passato non succedeva».
Ventitrè calciatori utilizzati, 8 formazioni diverse in altrettante partite, il primato solitario. Qual è il segreto?
«Nessuna magia, nel calcio non si inventa più niente. Non credete agli innovatori, ma seguite chi lo conosce bene. Come Ventura. I risultati sono frutto di tanta dedizione: fa cose semplici, anche banali, sa come far sentire un gruppo vero. Per giocare devi sudarti la maglia».
Il Toro con il sorriso è la formula per la promozione?
«È il primo punto della rivoluzione. Il Toro vince perché è sereno e spensierato. Una delle regole che mi dicevano da ragazzino era: “Se vai in campo allegro fai felice tutti, ma se vai in campo arrabbiato danneggi tutti”. È il gioco di squadra che conta e Ventura l'ha tirato fuori».
Intravede lo spirito di quegli anni ruggenti?
«Vedo un gruppo che si diverte a giocare e che si comporta come tale. Ai miei bambini dico sempre che la squadra è come una mano: se ti dà uno schiaffo fa male, ma se ti dà un pugno ti stende. Ecco, il Toro è tornato a dare pugni».
Dopo tanto navigare a vista, i granata stanno prendendo una buona strada. I rinnovi di Ogbonna e Bianchi possono fargliela deviare?
«Devono essere le basi del Toro di domani e il punto di riferimento per i nuovi, altrimenti non c'è futuro. Bisogna cambiare il meno possibile per costruire qualcosa di credibile, lo stesso discorso vale per l'allenatore. Può essere l'inizio di qualcosa di grande e i tifosi sono tornati a crederci, guai illuderli».
I giovani l'hanno stupita?
«Sì, non me li aspettavo così forti. Peccato non siano di proprietà, a parte Suciu. Il Toro deve imparare a coltivarli e a farli affezionare alla maglia. In mancanza di tanti soldi, le squadre si costruiscono anche così. Ma la gente sembra averlo dimenticato».


