Torino, Petrachi: "Vorrei prendere un argentino"
Gaetano Mocciaro
Gianluca Petrachi, l'anno scorso sotto l'albero di Natale trovò il posto da direttore sportivo granata. Ora farà lei un regalo al Toro?
«Ci proverò, ma non sono Babbo Natale. Quello è il presidente: io al massimo sono quello che porta i doni».
Ce ne saranno subito con l'anno nuovo?
«Quest'estate, quando dissi che il 70% della squadra sarebbe stata fatta entro il ritiro, venni smentito da un mercato complicato per tutti. Memore dell'errore, ora non faccio previsioni visto che a gennaio le operazioni saranno ancora più difficili. Il Toro prenderà 2-3 giocatori, ma non mettiamoci scadenze».
C'è un grazie che vuole spendere?
«Ne spendo due. Dico grazie a Cairo perché ha scommesso su un giovane quasi sconosciuto e che aveva tutti i pronostici contro. E poi ringrazio la gente del Toro che ha capito gli sforzi fatti e non ha vissuto sui pregiudizi».
Tipo quello del «mezzo Petrachi scambiato per Vieri»?
«Anche, però vorrei chiuderla una volta per tutte. Io non potevo giocare in quel modulo e poi Vieri era un ragazzino. È come se adesso fosse stato fatto uno scambio tra Comi jr e Sgrigna. Chi si sarebbe lamentato?».
Qual è stato il momento più difficile di questo primo anno granata?
«L'Epifania: alle quattro del pomeriggio Foschi dava le dimissioni e alle 23 i giocatori venivano aggrediti al ristorante. Ero felice di poter lavorare da ds e di botto mi arrivò la responsabilità di fare una rivoluzione cambiando 12 giocatori».
Il momento più bello?
«Quello deve ancora arrivare, spero in primavera».
A chi va dato l'Oscar 2010 del Toro?
«A Giacomo Ferri per il senso di appartenenza che ha: per lui il Toro è come un figlio e questa è la massima espressione d'amore possibile».
Su quella strada adesso c'è Bianchi? É legato al Toro e sta lavorando duro nelle vacanze per essere pronto nel 2011.
«Il suo messaggio è da vero capitano granata ed esprime il sentimento di questo gruppo, forte e compatto, che non molla mai».
Contro il Padova Bianchi vuole esserci, Petrachi che Toro si aspetta alla ripresa?
«Il mio augurio è che si mantenga questa serie positiva, senza smarrire l'identità trovata. Anzi, dobbiamo consolidare questa forza e la voglia».
Per ironia del destino, l'8 gennaio a Padova ritrova Foschi proprio a un anno di distanza dal ribaltone. Sensazioni?
«Con lui ho un buon rapporto e non l'ho mai scavalcato. Io penso alla gara, che sarà fondamentale per noi come la trasferta successiva a Varese. Quelle due partite saranno il vero test di maturità».
I nove risultati utili consecutivi hanno cambiato le valutazioni per il mercato di riparazione?
«No, le idee erano già ben chiare. Sappiamo cosa fare: il binomio squadra-società è ben saldo».
Gabionetta vi piace sempre?
«È un giocatore che conosciamo bene, ma la sua situazione non dipende dal Toro. Se ci sarà la possibilità, valuteremo. Anche se bisogna capire come sta, visto che è fermo da sei mesi».
Petrachi era il solista del parametro zero e del prestito con diritto di riscatto. Ora l'hanno copiata tutti, anche la Juve. Che cosa si inventerà a gennaio per lanciare una nuova moda?
«Quest'anno sarà il mercato delle scommesse: vorrei prendere qualche giocatore e regalare una bella plusvalenza al Toro. Quelle sono cose che gratificano un ds, però a gennaio non posso farne troppe: diciamo che mi piacerebbe portare un calciatore argentino a Torino e lanciarlo»


