Torino, lievita il prezzo di Ogbonna
Federico Errante
È l’orgoglio del popolo granata, che torna a godere per un giocatore del Toro titolare in Nazionale: l’ultimo fu Rosina, anche lui a 23 anni, nell’ottobre 2007. E se quest’estate Cairo aveva fissato in 20 milioni il valore di Ogbonna, ora l’ha già alzato a 25. Il Toro l’ha quasi tenuto nascosto finché la Nazionale non ha acceso la luce: una vetrina che certifica campioni, o ridimensiona carriere. Per lo stopper di Ventura è il primo caso. Soprattutto dopo la sfida di Genova contro gli Usa.
L’Italia ha perso e giocato maluccio, Ogbonna alla prima da titolare è stato il migliore in campo, impiegato sia da difensore centrale che da terzino sinistro, ruolo che non ricopriva da due anni. Non solo Prandelli si è accorto di lui, c’è pure l’investitura del capitano azzurro Buffon: «Ha una grande fisico e una grande tecnica, merita ampiamente di restare con noi per gli Europei». Un giudizio che vale come sigillo di garanzia della forza del granata. L’Italia sta scoprendo una nuova stella e sta conoscendo la favola della sua vita, cominciata 23 anni fa a Cassino, mamma e papà nigeriani, poi proseguita a Torino grazie all’intuizione della società granata che lo acquistò a dodici anni dal Cassino per 3 mila euro.
«Sono orgoglioso di vestire la maglia azzurra, con me a Marassi idealmente c’era tutto il Toro» quasi si commuove Ogbonna, che nel 2009 rifiutò la chiamata della selezione nigeriana. Ventura lo chiama predestinato, ma non c’entra il volo di dieci metri che fece nel 2008 con la sua Smart nel greto del torrente Sangone rimanendo illeso. Adesso il tifoso granata si stropiccia gli occhi e se lo coccola: Ogbonna è l’ultimo prodotto di un settore giovanile glorioso che dopo il fallimento del club (2005) stenta a ritrovarsi. Ma anche quando gode, rischia di non farlo del tutto. Ogbonna è il presente del Toro, ma può essere solo quello. Il ragazzo ha tanti estimatori e Cairo difficilmente potrà contrastare le offerte di club più ricchi del suo, nonostante il prolungamento del contratto fino al 2016 con adeguamento d’ingaggio (da 200 a 600 mila euro) «in segno di gratitudine per quanto fatto finora». Il patron gli ha sì strizzato l’occhio, ma non può blindarlo. Basta il prezzo giusto perché lo stopper prenda il biglietto di non ritorno.
Le sue azioni sono in ascesa costante da un anno e mezzo. Fu per primo il Napoli ad aprire l’asta per Ogbonna: De Laurentiis offrì 9 milioni, il Toro rifiutò. Ma ci pensò. Così come la scorsa estate dopo l’intervento del Benfica che aveva fatto salire l’asticella a 11. Troppo poco, anche Juve e Milan che erano rimaste nascoste nel sottobosco si ritirarono. «Ne voglio 20», la richiesta. Sembrava una provocazione, ma adesso quella cifra non è più sufficiente. Quello su Ogbonna potrebbero essere un film che i tifosi hanno già visto in passato con Gigi Lentini, che nel 1992, nel momento dell’esplosione, passò al Milan a suon di miliardi di lire, 18,5, cifra record per l’epoca.


