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Torino, Lerda:"Basta retorica. Pensiamo a giocare"

autore
Francesco Rossi
venerdì 18 giugno 2010, 17:57Torino
autore Francesco Rossi
18.06.2010 17:57Torino
FotoTuttoB.com
© foto di Giacomo Morini

Franco Lerda da Cen­tallo, benché ormai adottato da un altro paese del cuneese, Vi­gnolo, prima di ogni cosa ha chiesto scusa al Sassuolo: «Avevo già stretto la mano ai dirigenti emiliani, poi quando mi ha cercato il Toro mi sono ri­mangiato la parola. Ho chiesto la loro comprensione, però è giusto che adesso prima anco­ra di parlare del Torino io chie­da pubblicamente scusa al Sassuolo. Non ho fatto bella fi­gura, ma come sa bene il pre­sidente Carlo Rossi io non po­tevo dire di no al Toro. E’ un so­gno che si avvera, un’opportu­nità impossibile da rifiutare».

Quali dovranno essere le ca­ratteristiche del suo Toro?

«Intanto l’umiltà, componente fondamentale nel calcio ma anche nella vita. Poi l’aggressi­vità, perché il calcio è un gioco maschio, uno sport di contatto. Infine la mentalità, l’atteggia­mento positivo: la predisposi­zione a fare sempre la partita, la voglia di arrivare sul pallone prima dell’avversario».

Le sue squadre hanno rag­giunto il risultato attraver­so il bel gioco: riuscirà a fa­re altrettanto col Toro?

«Si può fare calcio anche me­glio quando si ha alle spalle un supporto di fede e di passione come quello dei tifosi granata. Saremo tra le quattro o cinque squadre maggiormente attese, però può essere un vantaggio: magari ci temono. In senso as­soluto nel nostro sport si è giu­dicati in base ai risultati, ma io ho visto con i miei occhi la gen­te del Toro piangere e battere le mani ai giocatori nonostan­te la sconfitta, domenica scorsa a Brescia».

Anche questo è Toro.

«Questa è una squadra specia­le, una piazza particolare, di­versa. E’ da 23 anni che man­co dal Toro, però non ho mai smesso di seguirlo. Credo che tutti assieme, perché per vince­re dovremo essere belli com­patti, dobbiamo provare a fare qualcosa di diverso. Meno reto­rica e più modernità».

Concetto interessante...

«Ditemi voi: qual è la squadra che oggi non ha cuore? Tutte ce l’hanno. Il Grande Torino, Meroni, Ferrini sono il mito. Pulici e Graziani sono la no­stra gloria, la nostra storia, però adesso proviamo ad an­dare oltre. Proviamo a fare qualcosa. I nostri valori sono un patrimonio che nessuno mai ci porterà via, sono le no­stre radici che però non devono soffocare la crescita di altri fio­ri. In altre parole, proviamo a vincere andando dietro a un’i­dea. Al coraggio. All’umiltà. Al­la voglia di andare oltre con un’organizzazione di gioco, la mentalità vincente, un’identità precisa».

Impossibile non sposare questo suo ragionamento. Dovesse riassumerlo con uno slogan?

«Direi: va bene tutto, noi siamo il Toro, con il nostro passato, la tradizione, le tante, troppe sventure. Però adesso guardia­mo al futuro con ottimismo, perché il pessimismo è perico­loso e non porta da nessuna parte. Insomma, proviamo a giocare a calcio».

Che rapporto instaura con i suoi giocatori?

«Credo di essere una persona onesta e leale, sono schietto e diretto. Credo molto nel lavoro, in campo e fuori. Credo nel ri­spetto reciproco e in quello dei ruoli. E con i giocatori creo una buona empatia».

Parola che fa molto Mou­rinho.

«Difatti l’ho imparata da lui».

Fonte: tuttosport

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