Torino, Lerda bis: i segreti della riscossa
Renato Chieppa
Quattro posizioni guadagnate in sette giorni, due vittorie consecutive, nessun gol incassato in 180 minuti. I playoff ad un punto. La cura Lerda bis funziona, e non è solo una questione di testa. Ecco il Toro sognato dai tifosi per dare l’assalto alla serie A. Compatto, aggressivo, con la bava alla bocca.
La vittoria contro il Grosseto è stata la prova del nove soprattutto per verificare l’unità del gruppo: in altri tempi, una partita così, con tante occasioni sciupate, i granata l’avrebbero persa. Stavolta no. La testa ha tenuto e le motivazioni hanno fatto la differenza. E’ il patto dello spogliatoio alla base della resurrezione del Toro. «Seguitemi e non ve ne pentirete, insieme ce la possiamo fare», il senso del discorso di Lerda alla squadra il giorno del suo ritorno. Il cuneese ha fatto centro.
Undici giorni di castigo - il tempo trascorso da Papadopulo sotto la Mole - hanno fatto bene anche a lui, ha recuperato le forze, trovato nuove motivazioni e fatto ammenda degli errori commessi: il più grosso, non aver mai dato l’impressione che i calciatori fossero un gruppo unito. Sette mesi dopo, ecco il cambiamento: il Toro si riscopre una squadra vera, che lotta per lo stesso obiettivo, che suda per tre, si aiuta e gioisce tutta insieme. I sei punti conquistati nel Lerda bis sono la naturale conseguenza del vento che è cambiato. In difesa, prima di tutto: imbattuta da due partite.
E’ accaduto solo un’altra volta in campionato, all’andata tra la tredicesima e quattordicesima, Grosseto ed AlbinoLeffe. Il sapore è molto più dolce. Allora, il Torino realizzò appena un gol in due partite; ora sono cinque. Diversi gli attori, migliore il risultato. Attorno ad Ogbonna, monumentale, si è stretto un gruppo di seconde firme, da Rivalta fino alla sorpresa Zavagno. Il miglioramento è collettivo, a cascata in tutti i settori.
In mediana, De Feudis è diventato il leader indiscusso e sta trascinando con sé Budel, adesso sì il centrocampista dai piedi fini e pensiero veloce ammirato a Brescia: è suo il lancio dal quale è nato il gol decisivo contro il Grosseto, ma suo anche il cross che ad Ascoli ha permesso a Bianchi di sbloccare lo 0-0. Poi l’attacco. Nelle ultime due partite, Bianchi e Antenucci hanno realizzato due gol ciascuno. Cominciano a conoscersi, ed il Toro a capire i movimenti del secondo, l’ultimo arrivato. Bella scoperta, l’ex Catania: i 24 centri dei tempi di Ascoli non erano piovuti dal cielo. Contro il Grosseto, ha dato per la prima volta saggi della sua potenza. Scatti sulla fascia, progressioni centrali, tanto movimento. Più il gol decisivo. Il Torino lo aveva inseguito e voluto per questo.


