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Torino, Iori: "Qui al momento giusto"

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Federico Errante
giovedì 20 ottobre 2011, 11:38Torino
autore Federico Errante
20.10.2011 11:38Torino
FotoTuttoB.com
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Manuel Iori, dove si era nascosto in questi anni?

«Nella sala d'attesa della provincia e della serie C, ma era giusto così. Sono maturato tardi ed ora posso sfruttare l'occasione della vita nel modo migliore. Il calcio, però, è strano: facevo buoni campionati, ma nessuno puntava su di me. Col Carpenedolo persi la finale playoff per la C1 e mi ritrovai senza contratto».

Invece ora tutti gli allenatori vorrebbero averla in squadra. Che effetto fa?

«Nessuna rivincita, guardo al passato solo per capire da dove sono partito. La mia carriera è il frutto del lavoro di tanti anni di gavetta».

Un solo anno di settore giovanile al Milan, perché?

«Perché ero scarso. Giocavo negli Allievi nazionali e davanti a me c'erano giocatori come Donadel e Sammarco, per altro più giovani, più Borriello e Foggia. Non era ancora il mio mondo, però per il Milan simpatizzo ancora».

Mai pensato di smettere?

«Mai, anche se ho preso il diploma di odontotecnico. La svolta è arrivata col Cittadella nel 2007, lì hanno fatto una scommessa su di me e l'abbiamo vinta tutti. Ho assaporato la A col Chievo, ma conquistarla qui sarebbe il massimo».

Il Toro l'ha inseguita a lungo negli ultimi anni, non poteva arrivare prima viste le difficoltà nel ruolo del regista?

«Il destino ha voluto così, magari fossi arrivato prima non avrei reso o non sarei stato pronto. A 29 anni ho la giusta maturazione: questo era il momento perfetto».

Stakanovista del Toro con 949 minuti giocati. Il primato in classifica porta la sua firma.

«No, la firma è di tutti. La nostra forza è il collettivo, inteso come gioco e spirito. Io non sono insostituibile e se sono riuscito ad esprimermi al meglio è perché ho avuto la possibilità di giocare più partite».

Lei è sempre così modesto e col basso profilo innestato?

«Ho imparato a tenere i piedi per terra, sempre».

A proposito di piedi per terra, come si fa a mantenere l'equilibrio dopo una partenza così?

«Proprio l'esperienza del Toro mi ha insegnato che servirà ancora più testa per farcela. Siamo passati dalla contestazione all'esaltazione: noi dobbiamo restare prudenti. Sarebbe deleterio pensare di aver fatto qualcosa: ci sono i record, ma la B è lunga e c'è insidia ovunque. Gubbio è un pericolo, Simoni capisce di calcio».

Dove è forte questo Toro?

«Nella certezza che tutti pensano le stesse cose. In più siamo pazienti: il lavoro paga sempre. Ci saranno i momenti in cui lavoreremo uguale e avremo di meno, ma se saremo forti ed uniti non ci saranno problemi».

Il Toro è insieme da cento giorni: quando il gruppo ha preso coscienza di sé?

«Subito, nei primi giorni del ritiro a Sappada. Lì abbiamo creato qualcosa di forte: non è stato faticoso, è venuto con naturalezza. Il buongiorno si è davvero visto dal mattino».

Lo sa che per i tifosi granata, lei ha portato gli stessi benefici di Pirlo alla Juve?

«Per carità, non scherziamo. Lui è un modello e mi piacerebbe incontrarlo il prossimo anno in campo, anche perché io non ho mai giocato contro la Juve. Però qui è il gruppo che ha cambiato il Toro, non Iori».

Fonte: lastampa.it

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