Torino, il pugno duro di Cairo
Renato Chieppa
Stufo, è dire poco. Arrabbiato, quasi un eufemismo. Se Cairo vende, è più per i risultati della squadra, che per la contestazione della piazza, che sabato notte lo ha insultato con scritte sui muri di Masio, paese dell’Alessandrino scambiato per quello dell’editore che vive invece nella vicina frazione di Abbazia. Nella Lazio, infatti, Lotito è sotto l’occhio del ciclone della curva da più tempo, eppure sta lottando per un posto in Champions League.
Cairo si è stancato del Torino. La punizione esemplare, il ritiro immediato e senza preavviso dopo la figuraccia con il Piacenza (non era ma successo in sei anni), è probabilmente l’ultima mossa di un presidente che non sa più come scuotere una squadra, la migliore degli ultimi tempi, dall’encefalogramma piatto. Più forte delle rivoluzioni, delle decine di calciatori, allenatori e direttori sportivi transitati sotto la Mole, questo Toro non gira. Quando è sul punto del grande salto, lo fallisce sempre: è il film di tutto il campionato. I granata sono campioni solo delle occasioni sciupate: l’ultima, è un ventaglio di rammarichi. Se avesse battuto il Piacenza in dieci per 33’ avrebbe scavalcato la Reggina e mantenuto nei confronti della settima una soglia di sicurezza di tre punti.
Invece il Torino, che sabato affronta il Siena ed è a rischio sorpasso del Pescara, ha rovinato di nuovo tutto e solo per colpa sua: molle, distratto, sprecone, senza cuore. All’Olimpico, è tornato in scena l’assurdo Toro che nel 2011 ha raccolto la miseri di due vittorie in casa. Lo scossone del ritorno di Lerda si è esaurito. Ora però Cairo ha perso la pazienza. Ha mostrato il pugno e il bastone.
Mentre all’orizzonte c’è l’ipotesi di un ritiro punitivo fino al termine della stagione, domani c’è Superga: da troppi anni inappropriato luogo di confronto e contestazione Torino-tifosi. Potrebbe essere l’ultima volta per Cairo, che però ha intenzione di rinunciare come chiede la gente. I riflettori saranno puntati sulla squadra. Adesso, l’imputato numero uno.


