Torino, il giocattolo non si è rotto. Ma...
Federico Errante
Se proprio si deve parlare, che almeno non si dica niente» (Samuel Beckett).
Le parole dello scrittore irlandese, sdoganato nel calcio dall’accostamento fatto da Gianni Agnelli con Del Piero usando una sua commedia («Aspettando Godot»), secondo noi si adattano bene al Torino dopo l’Albinoleffe: sempre che lo 0 a 0 non nasca dalla voglia tenera di non fare sgarbo alcuno a Mondonico, sanamente presente all’Olimpico, evviva, e idealmente al seguito di tutte e due le squadre sue. Cerchiamo di spiegare il (nostro) perché; visto che della non vittoria granata si deve pur parlare.
Prima osservazione; se una delle occasioni capitate a Bianchi fosse stata convertita in gol, come quasi di regola accade(va), si parlerebbe adesso di un Toro cinico, pratico, sicuro di sé, insomma soddisfacente: bastavano una scarpata più lunga, una testata più corta. D’accordo, questo è menare il torrone: ma lo è meno che argomentare da casualità negative la logica di una crisi assoluta. L’arbitro, lasciato indietro da un gioco veloce e a tratti acre, ha ammonito persin troppo, ha espulso persin poco, ma non ha fatto danni gravi, e ad un certo punto ci è persino sembrato fischiare all’inglese. Lì allo stadio è servito come sfogatoio immediato per l’insoddisfazione granata. Poi però pochi sono stati i riferimenti colpevolizzanti alla sua direzione di gara.
Il magistero granata di Ventura si è sparso bene in tanta serie B, dunque anche ad Albino ed a Leffe: passaggi precisi, pallone trattato come un oggetto prezioso da non cedere mai, uso del portiere come un giocatore completo (un gioco: pensare come sarebbe il Toro con in porta il Gillet plasmato da Ventura nel Bari e inutilmente conteso al Bologna). Non è vangelo, non è neppure scoperta dell’America, ma è esercizio di intelligenza in un mondo dove spesso si pensa ai giocatori come selvaggi da perline.
Se si cerca un rinforzo che non si chiami Messi, si scopre che è difficile trovare, con i soldini che ci sono, rincalzi o ricambi o addirittura sostituti di tipi che sono pur sempre campioni d’inverno. Molto poi dipende dai recuperi di Guberti (non accelerare) e Sociu (provare ad accelerare?). Personalmente abbiamo un nome a sorpresa: costo zero, attaccante vero anzi soltanto attaccante, trattasi di Antenucci. E proponiamo persino l’alternativa: Sgrigna. Non è colpa nostra se neppure lui costa un centesimo.
Sabato in casa contro l’Ascoli bisogna proprio vincere, però. Altrimenti ci si gode meno il Pescara-Verona del posticipo di lunedì. Senza Iori costretto al fallo da espulsione, il match a priori si appesantisce, mentre lo stop a Ebagua deve essere fatto diventare psicologicamente utile.
Potremmo andare avanti con altre osservazioni, correndo persino il rischio di intellettualizzazione frivola dell’articolo. Il fatto è che il seducente e agghiacciante argomento ipoteticamente centrale, se cioè si sia rotto il giocattolo granata, non ci pare valido, meno che mai dopo un pari interno nato da curiosi accidenti. Dunque…
Se proprio si deve parlare, che almeno non si dica niente.


