Torino, ecco il "valorizzatore"
Federico Errante
Punti, tifosi ed ora anche i soldi. Giampiero Ventura ha seminato bene in questi mesi e se adesso il Toro può portare a casa tutto quello che era venuto a mancare negli ultimi anni, un grande merito va al tecnico granata. Che può tranquillamente coniarsi un nuovo soprannome: il valorizzatore. Perché nessun altro era riuscito a trasformare così in fretta il Toro e farlo rendere sotto tutti i punti di vista. Dal primo posto in classifica con 10 vittorie in 13 partite all'entusiasmo prodotto in una piazza depressa (vedi la media di 15 mila spettatori a partita, un anno fa sfiorava quota 10 mila), fino ad arrivare al rilancio di giocatori finiti fuori listino per eccessi di ribasso ed ora concupiti dal calciomercato.
C'è dunque un Toro che vive nel segno del toro, ovvero il simbolo per eccellenza del rialzo borsistico, e che virtualmente ha già raddoppiato il valore della propria rosa rispetto a giugno. Non solo con Ogbonna (quotato 15 milioni di euro) e Bianchi (7 milioni per il cartellino), ma grazie ai tanti che si sono rilanciati dopo aver toccato il valore di zero euro (causa fallimento della scorsa stagione) e a chi è arrivato come sconosciuto ed ora è una potenziale plusvalenza. Un mix unico dove adesso hanno un forte valore di mercato giocatori di proprietà come Sgrigna e Di Cesare, ma anche giovani speranze che sono state recuperate (Stevanovic) o fatte sbocciare (Darmian). Nella vittoria di Reggio Calabria, poi, il Toro ha piazzato il rialzo dei rialzi, riportando in auge una speranza come D'Ambrosio. Questo è l'ultimo tassello del recupero crediti compiuto da Ventura, un allenatore che centra (quasi sempre) gli obiettivi sportivi e fa sorridere i presidenti quando vendono i gioielli lavorati da «mister libidine».
Dopo aver fatto fare affari d'oro al Cagliari (Muzzi venduto per 20 miliardi di lire nel 1999) e al Bari (vedi Bonucci, la cui metà è stata venduta nel 2010 per 8 milioni di euro), ora tocca al Toro poter incassare le rivalutazioni venturiane. «Questo è il suo valore aggiunto - conferma il diesse granata Gianluca Petrachi - e per questo noi ci siamo cautelati con quei giocatori che sono in prestito e stanno rendendo. Avendo già fissato i diritti per i vari riscatti, il Toro ha solo da guadagnarci». Con 900 mila euro, infatti, la società granata può prendersi dall'Atalanta tutto il cartellino di un Basha, che ora vale almeno tre volte quella cifra. Stesso discorso per Iori, che costerà solo un milione: un riscatto che fa mordere le mani al Chievo, visto che ora il club veronese lo venderebbe senza problemi a gennaio per 2,5 milioni in serie A. Più aperte, ma a favore dei granata, sono le partite delle comproprietà. Tre i giocatori coinvolti - Stevanovic (Inter), Antenucci (Catania) e Ebagua (Varese) - che sono allo stesso tempo scommesse già vinte sul campo e potenziali tesoretti. Da incassare o da rivalutare ancora di più.


