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Torino, Ebagua: "Il mal di gol? Sappiamo come guarire"

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Federico Errante
mercoledì 21 settembre 2011, 09:53Torino
autore Federico Errante
21.09.2011 09:53Torino
FotoTuttoB.com
© foto di Tommaso Sabino

I gol si fanno e si sbagliano, ma l'importante è arrivare lì e provare: prima o poi la palla entrerà». La ricetta di Giulio Ebagua per curare il «mal di gol del Toro è tanto semplice quanto efficace: crederci sempre e lavorare duramente per finalizzare le azioni offensive sono i due pilastri su cui si fondano le certezze di un attacco granata che segna col contagocce, ma sa benissimo di avere una potenzialità unica. Perché il 4-2-4 di Ventura esalta i movimenti delle punte, che però non hanno ancora trovato le giuste integrazioni nel gioco delle coppie, e poggia sulle accelerazioni degli esterni che devono trovare una nuova stabilità dopo l'infortunio di Guberti (oggi l'operazione a Roma per ricostruire il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro).

Difficoltà che il tecnico genovese conosce benissimo e che non vuole nascondere dopo lo 0-0 col Brescia. «Non sono Harry Potter e non ho la bacchetta magica - riflette dopo il pareggio all'Olimpico -, ma qui bisogna fare una cosa alla volta perché non si può avere tutto e subito.

Da una parte dovevamo iniziare e si è partiti dalla difesa, poi è cresciuto il centrocampo ed ora miglioreremo in attacco». Le due reti subìte in cinque partite di campionato (miglior difesa insieme a Brescia e Sassuolo) si esaltano con i 274 minuti di imbattibilità di Coppola (mai nella scorsa stagione il Toro aveva sigillato la propria porta per tre partite di fila), ma quei 6 gol segnati in tutto soddisfano a metà Giampiero Ventura. «Le situazioni che abbiamo creato forse potevamo sfruttarle in modo diverso. Questo, però, è l'ultimo dei nostri problemi e chiedo solo pazienza perché le cose non vengono per caso, ma attraverso la crescita delle conoscenze».

Un discorso che ieri mattina alla Sisport, nello spogliatoio granata, è risuonato con forza. «C'è da lavorare - conferma Ebagua, scatenato contro il Brescia - e da restare sereni. I tifosi magari non sanno quanta fame e rabbia agonistica abbiamo dentro: ecco perché eravamo rammaricati per il pareggio, noi ci teniamo a vincere sempre. Però sappiamo che siamo sul percorso giusto».

Anche se le pressioni stanno crescendo sull'attacco. «Io non mi lascio toccare da questo - risponde l'attaccante cresciuto nel Toro ed in comproprietà col Varese -, anzi è una motivazione in più: giochi nel Toro e devi andare sempre forte. Qui contano i risultati e io ci tengo a fare gol, a sbloccarmi». Ebagua è l'unico attaccante granata a non aver segnato nelle prime 7 partite ufficiali del Toro, ma contro il Brescia aveva un motivo in più per rompere il ghiaccio. «Volevo dedicare il gol a Guberti - conferma -, ma la maglietta l'ho potuta mostrare solo alla fine. Lui non sapeva nulla, ma quello era un gesto voluto dalla squadra e dovuto per la persona che è».

Fisico da combattente e cuore d'oro, questo è l'Ebagua che prima di giocare si raccoglie sui dischetti delle due aree di rigore («Io prego sempre, poi magari in campo impreco un po' troppo») e delizia il pubblico con giocate d'alta classe («La rabona per Bianchi? Può succedere... Ogni tanto mi viene, ogni tanto no"). Manca solo il gol all'attaccante del Toro, ma la fiducia è incrollabile. «Se continuo a fare così, prima o poi segnerò. Come il Toro, che può dire la sua e deve solo prendere consapevolezza della proprio forza».

Fonte: lastampa.it

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