Torino, Di Cesare: "Oggi lavoriamo con quella serenità che ci è mancata lo scorso anno"
Dennis Magrì
Valerio Di Cesare, difensore del Torino, intervistato da Tuttosport, ha parlato a 360° del momento della squadra granata: "Essere in testa alla classifica è importante, ti consente di preparare gli impegni di campionato con maggiore tranquillità. Questo aspetto è più importante del dato numerico in sé. La classifica cambierà, mentre questo è il momento di gettare le basi, di creare un entusiasmo che possa durare nel tempo. Lavoriamo anche per la continuità, e teniamo conto del fatto che siamo solo all’inizio della stagione. Ciò che più conta, per ora, è che questa squadra ha sempre cercato di mettere in pratica quanto richiesto da Ventura. Alcune volte ci riusciamo, altre, come contro il Cittadella, meno. Oggi lavoriamo con quella serenità che quasi sempre ci è mancata la scorsa stagione. Il discorso vale per l’assieme come per il singolo. Non che mancassero le motivazioni, perché a Torino ero venuto per vincere, però non c’era la fiducia che avverto adesso. L’esperienza vissuta, comunque, mi ha fatto crescere. La delusione patita davanti a 25 mila tifosi contro il Padova non la dimenticherò mai: una partita bruttissima in una cornice splendida. Che delusione! Se ho pensato di lasciare Torino? Nel corso dell’estate qualche voce che mi ha riguardato è circolata.
Le ho ascoltate, ma la società non ha approfondito alcun discorso e io sono stato ben felice di restare. Voglio consumare la mia rivincita sportiva. Ho 28 anni, mi sono stancato di vedere gli altri fare festa. Sta tornado il sorriso? Già, quando ti diverti a giocare torna il sorriso, l’entusiasmo, la voglia di portare avanti un progetto. Anche se ho 28 anni e sono nel pieno della maturità, con Ventura sto imparando a interpretare il mio ruolo come mai avevo fatto prima. In carriera non ho mai incontrato un allenatore che ha chiesto ai difensori di giocare il pallone come fa il mister. E poi, ripeto, non mi capita più di essere uno contro uno, oppure due contro tre, come invece è capitato troppe volte alla prima esperienza in granata. Con Ventura c’è stata una svolta a Omegna, mi ha parlato facendomi sentire un giocatore importante. E con le giuste motivazioni è più facile giocare. Poi, un po’ di bravura e un po’ di fortuna mi stanno aiutando a ritagliare uno spazio importante in questo gruppo. Siamo in tre per una maglia, visto che Ogbonna è di un altro pianeta, e Ventura ci mette sullo stesso piano. Ah, tra l’altro ve lo scrivo qui: tra due anni Angelo sarà un punto fermo della Nazionale".


