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Torino, Di Cesare: "Oggi lavoriamo con quella serenità che ci è mancata lo scorso anno"

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Dennis Magrì
venerdì 16 settembre 2011, 17:27Torino
autore Dennis Magrì
16.09.2011 17:27Torino
FotoTuttoB.com
© foto di Alberto Mariani

Valerio Di Cesare, difensore del Torino, intervistato da Tuttosport, ha parlato a 360° del momento della squadra granata: "Essere in testa alla classifi­ca è importante, ti consente di preparare gli impegni di campionato con maggiore tranquillità. Questo aspetto è più importante del dato nu­merico in sé. La classifica cambierà, mentre questo è il momento di gettare le basi, di creare un entusiasmo che possa durare nel tempo. Lavoriamo anche per la continuità, e te­niamo conto del fatto che sia­mo solo all’inizio della stagio­ne. Ciò che più conta, per ora, è che questa squadra ha sem­pre cercato di mettere in pra­tica quanto richiesto da Ven­tura. Alcune volte ci riuscia­mo, altre, come contro il Cit­tadella, meno. Oggi lavoriamo con quella serenità che quasi sempre ci è mancata la scorsa stagione. Il discorso vale per l’assieme come per il singolo. Non che mancassero le motivazioni, perché a Torino ero venuto per vincere, però non c’era la fiducia che avverto adesso. L’esperienza vissuta, comun­que, mi ha fatto crescere. La delusione patita davanti a 25 mila tifosi contro il Padova non la dimenticherò mai: una partita bruttissima in una cornice splendida. Che delu­sione! Se ho pensato di lasciare Torino? Nel corso dell’estate qualche voce che mi ha riguardato è circolata.

Le ho ascoltate, ma la società non ha approfondi­to alcun discorso e io sono stato ben felice di restare. Vo­glio consumare la mia rivinci­ta sportiva. Ho 28 anni, mi sono stancato di vedere gli al­tri fare festa. Sta tornado il sorriso? Già, quando ti diverti a gio­care torna il sorriso, l’entusia­smo, la voglia di portare avanti un progetto. Anche se ho 28 anni e sono nel pieno della maturità, con Ventura sto imparando a interpretare il mio ruolo come mai avevo fatto prima. In carriera non ho mai incontrato un allena­tore che ha chiesto ai difen­sori di giocare il pallone come fa il mister. E poi, ripeto, non mi capita più di essere uno contro uno, oppure due con­tro tre, come invece è capita­to troppe volte alla prima esperienza in granata. Con Ventura c’è stata una svolta a Omegna, mi ha parlato fa­cendomi sentire un giocatore importante. E con le giuste motivazioni è più facile gioca­re. Poi, un po’ di bravura e un po’ di fortuna mi stanno aiu­tando a ritagliare uno spazio importante in questo gruppo. Siamo in tre per una maglia, visto che Ogbonna è di un al­tro pianeta, e Ventura ci met­te sullo stesso piano. Ah, tra l’altro ve lo scrivo qui: tra due anni Angelo sarà un punto fermo della Nazionale".

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