Torino, contro il Citta massiccio turnover
Francesco Rossi
Due soli giocatori confermati rispetto a Mantova (uno, giocoforza, è il portiere), ben otto titolari in tribuna, il debutto del giovane figlio d'arte Benedetti e cinque giocatori sotto le 10 presenze in campo fin dal primo istante. «Ma quale turnover», ringhiava ieri Colantuono alla vigilia dell’ultima partita della stagione regolare. Ha ragione il tecnico granata: questo non è un ricambio della rosa, ma una vera e propria rivoluzione. Dettata dagli infortuni e dalle squalifiche (anche potenziali, visti i tanti diffidati), ma soprattutto dalla necessità di far tirare il fiato a chi ha dato tutto per portare il Toro ai playoff. Un obiettivo che un girone fa, quando lo spogliatoio si ammutinò e chiese di non giocare a Cittadella per l'aggressione ultrà al ristorante, sembrava impossibile da raggiungere. «E invece ce l'abbiamo fatta con una giornata d'anticipo - rivendica giustamente Colantuono - e un grande complimento va fatto a questa squadra. Era difficile crederci, figuriamoci farcela, dopo tutto quello che si è visto e vissuto».
Gli spareggi promozione in cassaforte hanno liberato il Toro dall’ansia del risultato e soprattutto permesso di lavorare tranquillamente coi «big» per arrivare alla semifinale con una squadra fresca e affamata. Per questo motivo i vari Rubin, Barusso, Pià, Gasbarroni e Bianchi più infortunati e squalificati vedranno Torino-Cittadella dalla tribuna, anche se la gara assegna il quinto posto. «Tanti giocatori sono tirati come un elastico - spiega Colantuono - e devono recuperare. Bianchi? Non vorrei che si infortunasse proprio adesso vista la fortuna che abbiamo». In campo, dunque, scenderà un undici inedito con qualche soluzione forzata (Rivalta terzino sinistro con Garofalo in panca e Belingheri trequartista), un debutto speranzoso (il 18enne Simone Benedetti gioca da difensore centrale, come il padre Silvano che gestisce la scuola calcio granata) e tanti calciatori che avranno l'occasione per farsi vedere (D’Aiello, Statella, Arma). «Io voglio vincere - ordina il tecnico - anche perché vorrei conquistare questo girone di ritorno. Chi gioca deve avere motivazioni in più e non deve fare calcoli: solo il destino ci darà l'avversaria dei playoff».
Il fato farà la sua parte, ma nel Toro si sta rafforzando il «piano diabolico» per dargli una mano e arrivare sesti: così si sfiderà subito la terza potendo contare sulla maggiore verve e sulla delusione di chi sognava la promozione diretta e dovrà passare dall’inferno degli spareggi di giugno. «Freschezza, pubblico e maglia - ragiona il tecnico - sono elementi a nostro favore che dovranno essere ben miscelati. Brescia e Sassuolo sono le più attrezzate e hanno un gradino di vantaggio». Dunque la speranza segreta è di incontrare il Cesena e provare l'effetto sorpresa. Anche se, come dice Bianchi: «Siamo il Toro e sono gli altri a doverci temere». Tutto vero, e questo spiega la testa dei granata rivolta solamente ai playoff, sia nella squadra che tra i tifosi, e ben poco alla partita col Cittadella. Un lungo campionato si chiude per il Torino, coi suoi pregi e i suoi difetti, ma verrà azzerato e rimesso in discussione in appena quattro sfide.


