Torino, Cairo: "A Siena ci è mancato il colpo del killer"
Federico Errante
Avere tutto e subito non è possibile, ma vedere qualche gol in più non farebbe male ad un Toro che lavora tanto e produce poco sotto porta. Anche perché spesso le reti segnate diventano l'indice di gradimento più rapido ed effimero per valutare un progetto. Non a caso la sconfitta di Siena in Coppa Italia ha lasciato l'amaro in bocca tra i tifosi non tanto per l'eliminazione, maturata su un rigore regalato dal neoentrato Vives, ma per quei zero tiri effettuati nella porta bianconera. Un segnale poco confortante considerando che si avvicina il debutto in serie B (sabato ad Ascoli) e che la partita del Franchi doveva essere anche un test per valutare le capacità di un attacco privo di Bianchi.
La coppia Ebagua-Antenucci non ha convinto e l'ingresso del bomber-capitano a 5 minuti dalla fine non ha aiutato a sciogliere i dubbi. Le punte che fanno fatica a segnare è un leitmotiv del Toro di Cairo, ma dopo la prima sconfitta stagionale qualche campanello d'allarme è scattato perché la filosofia del «vince chi segna» è sempre valida. E questa squadra segna poco: tra test contro squadre professionistiche e le due partite di Coppa Italia, il Torino ha realizzato quattro gol in cinque partite (due al Taranto, uno a Varese e Lumezzane) con reti di Bianchi, Ebagua, Suciu e Antenucci. Vero che la difesa ha incassato solo due reti, ma l'analisi post Siena dell'intero Toro batte sulla mancanza del gol. «Le occasioni le abbiamo create - analizzava Ventura domenica sera negli spogliatoi -, solo che non siamo riusciti a finalizzarle. Questo vuol dire che siamo capaci di essere pericolosi, ma dobbiamo crescere nel cinismo».
E probabilmente anche nella serenità, considerando gli errori marchiani di Antenucci e il nervosismo di Ebagua. Il tecnico predica pazienza per poter vedere i frutti di un calcio diverso e cancellare i macigni del recente passato, ben consapevole che la questione psicologica si mischia con gli schemi da mandare a memoria. Il 4-2-4 è fonte di spettacolo (o di «libidine») e qualche assaggio si è già visto, ma adesso bisogna segnare per portare a casa le vittorie. «Io a Siena ho visto una squadra ed un gioco - analizza Urbano Cairo, presente in tribuna alla sfida - e queste sono due cose molto positive. C'è solo mancato il colpo del killer». Un problema da risolvere, che però esula dalla presenza o meno di Bianchi. «Chi era in campo ha quel colpo - aggiunge il presidente - e qui non c'entra nulla il capitano: non è questa la vicenda».
Il mercato che ruota attorno al bomber granata rischia di condizionare ulteriormente gli umori del gruppo, così come la situazione di Sgrigna (da esterno a punta senza incidere) che potrebbe tornare a Vicenza dopo solo un anno. In ogni caso il Toro spera di rinforzarsi e non di indebolirsi in questi ultimi giorni di trattative, perché anche così si può curare il mal di gol. All'appello manca ancora un esterno destro (per Surraco oggi Toro e Udinese si vedono per chiudere) che possa agevolare gli attaccanti. «Io non ho paura di chi può arrivare - spiega Stevanovic,tra i migliori in Coppa - perché devo solo pensare a dare il massimo. Devo ancora migliorare e capire come posso essere sempre più pericoloso. Ho avuto due o tre opportunità a Siena, ma dovevo concludere con un tiro o l'assist. Alla fine è mancata solo la finalizzazione, ma andrà sempre meglio».


