Torino, Bianchi: "Mi infastidisce sentire dire che non faccio squadra"
Federico Errante
Rolando Bianchi, la vittoria di Vicenza vale doppio per il gol all'ultimo secondo e il segnale di forza che avete dato.
«Vale tantissimo perché siamo riusciti a tirare fuori il carattere da Toro. E stiamo dando tutti qualcosa in più per toglierci soddisfazioni importanti».
Lei per primo, non si era mai visto un Bianchi così utile al gioco. Anche Ventura ha detto che è stata la sua miglior partita. Concorda?
«Io per la verità non sono mai contento. Ho ampi margini di crescita e spero che cambiando tipologia di gioco possa crescere ancora».
Buona intesa con Sgrigna, assist, tiri impossibili, rovesciate e tante altre cose. E' la dimostrazione che è sereno e si sta divertendo in que- sto Toro?
«Io voglio migliorare e per farlo devo provare le giocate. Mi dà fastidio sentir dire che non gioco per la squadra».
Da come l'hanno abbracciata i compagni dopo il gol non si direbbe…
«E' stato bellissimo e mi fa piacere che abbiano tanta stima in me. Però una dedica la faccio al nostro magazziniere Toni, classe 1936: è venuto di corsa a festeggiare, col fiatone e ha rischiato grosso. Lui è l'immagine del vero cuore granata».
Il gol a Vicenza chiude la lunga telenovela estiva, sigilla tutto?
«Io spero si sigilli tutto ad aprile con qualcosa di importante per il Toro. Adesso siamo all'inizio, abbiamo aperto un ciclo e vogliamo continuare così. Piedi per terra, testa bassa, tosti e determinati».
Ma quanto è stato difficile vivere nel frullatore per mesi con un mercato che fino all'ultimo incombeva?
«Oramai sono abituato: è da tre anni che sono dentro e fuori il mercato».
C'è qualcuno o qualcosa che l'ha aiutata a restare al Toro?
«Le offerte sono arrivate ed erano importanti. Però sono arrivate negli ultimi giorni ed era giusto dare continuità col Toro: sono qui da 4 anni, sono il giocatore più “vecchio” insieme ad Ogbonna e questo fa piacere».
Come farete voi due fino a gennaio senza le voci di trattative?
«Presto arriverà novembre (ride, ndr)».
Lei dice che vuole ancora crescere, ma quando sarà diventato grande giocherà ancora nel Toro?
«A 28 anni sono cresciutello. Non lo so, è una domanda ancora nell'aria»
Dopo le delusioni che ha provato, non vorrebbe stare in A col Toro?
«E' una mia aspirazione perfezionarmi ancora. Io devo tanto alla maglia granata e alla gente che mi ha aiutato: penso di non dover dimostrare nulla, ma solo continuare a crescere».
Se trova una fidanzata torinese, resta?
«Sto bene da solo. Lascio le fidanzate agli altri…».
Come valuta il turnover delle punte?
«Siamo quattro attaccanti con differenti caratteristiche e ci può stare la rotazione. La mia carriera l'ho fatta col sacrificio ed ecco perché non mi fa paura il dualismo».
Un aggettivo per Ventura?
«Perfezionista, ci tiene molto al lavoro e crede in quello che fa. Il nostro rapporto è cresciuto, forse lui all'inizio aveva ricevuto voci sbagliate su di me».
Lunedì arriva il Brescia, c'è aria di rivincita?
«Quella finale playoff persa è il più grande rammarico che ho col Toro, perché eravamo ad un passo dal miracolo. Nessuna vendetta, anche se ci tengo a vincere. E non solo perché sono un bergamasco doc».


