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Strategia della cessione, ecco il toccasana del Toro

autore
Renato Chieppa
lunedì 11 aprile 2011, 10:00Torino
autore Renato Chieppa
11.04.2011 10:00Torino
Il presidente Cairo: «Lascio». E i granata si risvegliano, come un anno fa.
FotoTuttoB.com
© foto di Federico De Luca

Basta la parola e il Toro decolla. Sarà perché Urbano Cairo è un profondo conoscitore del mondo pubblicitario e a forza di annunci ha costruito il suo impero, ma ogni volta che il presidente ha detto «Lascio», la squadra granata magicamente ha iniziato a macinare punti e soprattutto ad uscire dalle situazioni più complicate. Era successo un anno fa e l'incanto si è ripetuto in questa stagione. La messa in vendita della società evidentemente smuove energie positive o molto probabilmente permette di focalizzare l'attenzione dei tifosi, della critica e degli addetti ai lavori su altre vicende. Lasciando così più sereno e tranquillo uno spogliatoio che vede sfogare le pressioni della piazza lontano dalle questioni di campo. Cairo ha capito il meccanismo che regola l'ambiente sotto la Mole ed ha agito di conseguenza.

Il ricordo di quanto accaduto un anno fa è ancora fresco e soprattutto istruttivo. A fine febbraio del 2010, il presidente granata annunciò la vendita del Toro (promessa poi non mantenuta) dopo una serie infinita di contestazioni ai giocatori e allo stesso patron. La partita della svolta fu quella casalinga contro la Salernitana, con l'umiliante 3-2 contro gli ultimi in classifica. «Non voglio rimanere in paradiso a dispetto dei santi - disse nell'intervista a La Stampa - e non voglio creare problemi ambientali alla squadra».

Il passo indietro di Cairo determinò 10 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte nelle ultime 16 partite della stagione regolare: un bottino che permise di agguantare il quinto posto finale e giocarsi la promozione fino alla finale playoff persa contro il Brescia. Dopo quel famoso annuncio, il Toro di Colantuono tenne un ritmo da 2,1 punti a partita, mentre nelle precedenti 26 partite girava ad una media di 1,35. Ora il copione sembra ripetersi. La decisione di lasciare la società è maturata dopo la sconfitta di Frosinone (con esonero di Papadopulo e ritorno di Lerda) e nel giro di tre settimane la squadra granata ha conquistato il tris di vittorie (mai verificatosi in precedenza) con Ascoli, Grosseto e AlbinoLeffe: 9 punti su 9 frutto di 7 gol segnati e 1 subito. Un'autentica rinascita visto che nelle precedenti partite, il Toro collezionava 13 sconfitte su 32 gare e viaggiava con 1,28 punti a partita. Roba da playout più che da playoff.

In attesa di capire se i propositi di Cairo stavolta verranno rispettati oppure saranno serviti solo a far calare la contestazione, Bianchi e compagni (che riprendono domani ad allenarsi alla Sisport a porte chiuse, mentre oggi il capitano più Lazarevic e Ogbonna svolgeranno esami per valutare gli infortuni) possono sfruttare questo effetto domino.

Il presidente dimezzato, e soprattutto assente allo stadio (tre partite e tre vittorie, una scaramanzia che lo condanna all'auto-esilio), è una specie di portafortuna che il Toro si coccola nuovamente. «Non ci sarà nessun allentamento di tensione e mi hanno garantito che la squadra si impegnerà ancora di più». Parole pronunciate da Cairo 14 mesi fa, ma che sono nuovamente di stretta attualità e valgono più di mille spiegazioni sulla scintilla granata. Ora come allora.

Fonte: La stampa

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