ALLARME TORO: "SIAMO IN RISERVA"
Gaetano Mocciaro
Lingua a penzoloni e poche forze in corpo, ma tanta fame e un'infinita voglia di caricare a testa bassa per una nuova rimonta. Il Toro si lecca le ferite post-Piacenza, un pareggio che ha il gusto della sconfitta per classifica e morale dei tifosi, ma non molla la presa e punta a giocarsi il secondo posto fino all'ultimo secondo della stagione regolare. «Siamo vivi e siamo consapevoli del nostro valore - esorta Gianluca Petrachi - e per questo la nostra gente deve essere ottimista: c'è un gruppo compatto che va dalla stessa parte e ha la benzina per fare queste sette finali». Anche se troppi giocatori sono al limite per un girone di ritorno fatto ai cento all'ora: Bianchi è insostituibile, D'Ambrosio adesso deve essere centellinato, Gasbarroni e Leon sono giù di forma, Genevier non può rifiatare e complessivamente il motore della squadra in certi contesti appare ingolfato. «Giocare tre partite in una settimana non è facile e costa tante energie - analizzava Stefano Colantuono dopo l'amaro 1-1 casalingo -, ma abbiamo fatto la partita e nel primo tempo il nostro predominio è stato netto». Nella ripresa, il calo fisiologico con la necessità di gestire le forze anche per la partita di sabato col Cesena. «Era normale non avere più brillantezza nell'ultimo quarto d'ora - commenta ancora Petrachi -, ma qui non c'è un problema di tenuta fisica».
Ora il Toro seduto dovrà stringere i denti e centellinare le proprie forze per la volata promozione. Un richiamo di preparazione sarebbe folle e controproducente, anche perché adesso il lavoro va alleggerito e le forze fresche (Salgado, Coppola, Scaglia) potranno tornare utili insieme al rientro di Garofalo (ancora dieci giorni fuori) e Pestrin. Il mediano, che sconterà l'ultimo dei tre turni di squalifica proprio contro il suo Cesena, ieri ha caricato i tifosi al Granata Store: «Ce la faremo, dobbiamo crederci». Colantuono, alla ripresa degli allenamenti, ha provato Antonelli in partitella con la Primavera. L'esterno sente ancora dolore alla coscia ed è a rischio per sabato, mentre difficilmente ce la farà Rubin (distorsione ancora da valutare, la caviglia è molto gonfia) e così dovrà essere reinventata la difesa che però recupera Zoboli con Ogbonna potenziale terzino sinistro. «La spia del carburante può segnare riserva - dice Petrachi - ma ora è una questione di nervi e di testa. Siamo forti, compatti ed uniti, oltre che vivi. E in queste sette finali lo dimostreremo».
Si parte col Cesena, una squadra che dopo una naturale flessione ha ripreso a correre e si gioca il secondo posto all'Olimpico con quattro punti di vantaggio sui granata. I bianconeri di Romagna, neopromossi e rivelazione del torneo, fanno della corsa, del pressing e del contropiede le loro armi vincenti. Paradossalmente il Cesena poggia su un nucleo forte di giocatori quasi sempre titolari ed ha già accumulato molti più chilometri nelle gambe rispetto ai ragazzi di Colantuono. Antonioli, De Feudis, Schelotto, Lauro e Volta hanno già superato il muro delle 30 presenze e viaggiano sui tremila minuti in campo. Una frequenza che il solo Bianchi può vantare nel Toro (34 partite su 35 e 3090' di gioco), anche perché la rivoluzione di gennaio ha stravolto la squadra che ha già schierato 38 calciatori (record) con 35 di questi titolari almeno una volta. La formazione di Bisoli, invece, ha messo in campo 33 uomini, ma solo 24 di questi fin dal primo istante di una partita. E se nel Torino solo in due hanno superato la quota di 70% partite da titolari (Sereni e Bianchi), nel Cesena sono almeno in 8 a vantare tale primato. Segno che un gruppo collaudato può lavorare più degli altri ed essere meno stanco.


