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ESCLUSIVA TB - Togni: "Pescara, ai playoff puoi farcela. Zeman un maestro, Stroppa rispettoso, Bucchi carismatico. Che emozione il primo gol in A"

16.05.2019 09:00 di Marco Lombardi   
Togni
Togni
© foto di Federico De Luca

Interpellato in esclusiva da TuttoB.com, Romulo Togni, ex centrocampista del Pescara nonchè attuale tecnico del Mezzolara, ha analizzato la stagione degli abruzzesi, qualificatisi per i playoff, e ripercorso a ritroso le tappe della sua esperienza con la maglia del Delfino.

L’accesso del Pescara agli spareggi per la promozione in massima serie certifica la bontà del lavoro di Bepi Pillon.

“Assolutamente sì, Pillon ha svolto un ottimo lavoro. Così come la società, perché non è facile mantenersi stabilmente a cavallo fra A e B. Il presidente Sebastiani è stato bravo a scegliere i collaboratori giusti”.

In semifinale i biancazzurri troveranno la vincente della sfida fra Verona e Perugia. Possibilità di arrivare in fondo?

“Buone. L’Hellas attraversa una fase di grande confusione, mentre il Perugia, che arriva ai playoff solo grazie alle disavventure del Palermo, è poco continuo. Vedo avvantaggiato il Pescara, sebbene a volte essere favoriti possa rivelarsi un boomerang”.

Il momento più bello della sua esperienza pescarese?

“Senza dubbio la promozione in serie A con Zeman, al termine di una cavalcata trionfale. Un’emozione indescrivibile”.

Era la squadra di Verratti, Immobile, Insigne…

“Rivederli oggi non mi meraviglia, perché certi ‘numeri’ li facevano anche allora. Erano campioni, a livello di testa, già a 18 anni”.

Se dico Pescara-Catania 2-1 del 21 dicembre 2012, cosa le viene in mente?

“La prima rete in serie A. Su calcio di punizione. Per uno come me, che ha fatto la gavetta, quello è stato un premio. Era un periodo difficile per noi, ma grazie a quel gol allo scadere riuscimmo a battere un Catania composto da grandi giocatori (Barrientos, Almiron, Papu Gomez…). Ancora oggi c’è gente che me lo ricorda”.

Parliamo di allenatori. Visionario, utopista, rivoluzionario…: un aggettivo per descrive il vate boemo?

“Un maestro. Una persona corretta, pulita. Che non ha vinto molto, ma solo perché ha le sue idee e vede il calcio in una certa maniera. Certo, con lui il dialogo era ridotto all’essenziale - ride, ndr -, ma mi ha insegnato tanto, anche sotto il profilo della gestione del gruppo”.

Con Stroppa, invece, non trovò spazio.

 “La società aveva puntato su altri giocatori. Ciononostante, ho continuato a lavorare sodo e in silenzio. E alla fine sono stato rimesso in lista e premiato proprio poco prima dell'esonero del mister. Fu Bergodi, però, a farmi esordire in serie A con la Roma. Tornando a Stroppa, con lui c’era un buon rapporto e grande rispetto reciproco. Ovviamente ero dispiaciuto perché non giocavo, ma lo accettavo. Poi, come ho detto poc’anzi, grazie al lavoro e ai sacrifici, le cose sono progressivamente migliorate, tanto da riuscire a ritagliarmi i miei spazi anche in serie A”.

Silurato pure Bergodi, fu la volta di Bucchi, ma quel Pescara non riuscì ad evitare la retrocessione in serie B. Che ne pensa dell’attuale trainer del Benevento?

“E’ un tecnico molto carismatico e di grande personalità. Non mi stupisce vederlo a certi livelli, perché ha sempre avuto una grande fame di arrivare. Devo dire, però, che mi aspettavo un Benevento in lotta per la promozione diretta, considerato l’organico di primissimo livello che è stato allestito”.

Il sogno di Romulo Togni allenatore?

“Rivivere le stesse emozioni che ho vissuto da calciatore. Ora alleno in serie D, ma lavoro duro per arrivare in alto”.


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