Reggina, patron Foti a 360°: "Trovare una persona che si occupi di questo club non è cosa semplice"
“Gagliardi è parte integrante della società e ci rimarrà sino alla fine, insieme a quelli che ancora hanno un minimo d'amore verso questo club, i quali hanno l’obbligo ed il dovere di stringersi e cercare di portare la Reggina all’obiettivo salvezza. I calciatori per primi, devono dare dignità al lavoro che svolgono, altrimenti creiamo alibi a tutti". Queste le parole del patron della Reggina Pasquale Foti rilasciate al portale Reggionelpallone.it nel corso di una lunga intervista.
Il patron degli amaranto ha poi parlato del difficile momento che sta attraversando il suo club: "Nella vita, specie in questo periodo, ci vuole innanzitutto educazione e rispetto e le intemperie si superano solo attraverso i sacrifici, stando zitti e pedalando. Nello stesso tempo, dobbiamo trovare in ognuno di noi un minimo di interesse, che possa essere di utilità alla società Reggina - ha continuato Foti. Pensare che le difficoltà si possano risolvere da soli, significa disconoscere il momento attuale. E’ facile fare comizi, chi da una parte e chi dall’altra. Alla fine chi la prende in quel posto non è il singolo soggetto, ma la Reggina Calcio".
La storia della Reggina è legata a quella di Lillo Foti dal 1986, quando divenne amministratore delegato del club dello stretto, ma oggi la colpa che maggiormente si imputa è quella di "non essermi messo da parte...vorrei trovare la persona che si occupi di questa società, e non è una cosa semplice - ha aggiunto il massimo esponente del club. Quando ci sono delle difficoltà, la gente onesta deve dare il suo apporto e non infierire. Tutti possiamo dare qualcosa, il fatto è che ognuno di noi pensa prima a se stesso e poi alla Reggina. Voglio ribadire, cosa che nessuno ha voluto capire, che la Reggina non appartiene a Lillo Foti. La società ha una storia molto più lunga della mia. L’ho detto miliardi di volte, oggi la realtà dice che ci sono problemi critici sotto tutti gli aspetti, problemi che non finiscono mai, perché ci troviamo in un territorio povero e viviamo un senso di assuefazione, tutti pensano ad avere ragione per distinguersi. Al punto che non abbiamo capito nulla. La disaffezione è provata, la gente si ricompatta solo quando sta per arrivare la morte, vedi Bari.Viviamo in un contesto sociale che è veramente scarso sotto tutti i punti di vista, in primis quello dei valori, ed a farne le spese è la Reggina. Il rischio vero, qui lo corrono i ragazzini di 10 anni che si allenano al Sant’Agata, i dipendenti che guadagnano 1000 euro al mese per mantenere la famiglia. Sono una persona onesta, e con un bagno di umiltà ho ammesso i miei errori: ho lottato e lotto sempre come un disgraziato, commettendo errori dalla mattina alla sera”.


