Reggina, Gregucci: "Il rigore? Non l'ho visto"
Angelo Gregucci, allenatore della Reggina, analizza così il pareggio con l'Ascoli: «In sede di presentazione di questa partita ho detto che questa era la peggiore squadra che noi dovevamo affrontare in questo momento. Avevamo una strada: cercare di innescare i nostri attaccanti con palla per terra, con un palloggio veloce e preciso. Non siamo stati né veloci né precisi: l'Ascoli non concede spazi, su palla frontale chiude benissimo. Noi non potevamo nemmeno alzare la palle, non l'avremmo presa mai. E capitalizza al meglio le poche palle gol che ha, parte in campo aperto con giocatori che hanno gambe. La partita si è complicata. i miei difensori sono stati bravi, abbiamo concesso poco. Poi c'è stata la reazione, generosa più che organizzata. A un certo momento ho provato ad allargare Ragusa a destra mettendo un attaccante, ma poi ho avuto un altro problema cinque o sei minuti dopo. L'abbiamo raddrizzata con il cuore, con l'anima, con l'istinto. Non ci siamo dati per vinti. Ho visto squadre forti affrontare l'Ascoli e giocare malissimo, perché ti fa giocare male: se non sei veloce e non inneschi gli attaccanti, mandandoli nell'uno contro uno, fai fatica. C'è da fare un appunto: la qualità del palleggio non è stata eccelsa».
«L'episodio del rigore? Le nostre panchine sono lontane, ancora non l'ho visto. Io sto dentro una buca, il posto più scomodo del Granillo e non ho visto».
«Sotto il profilo tecnico-tattico abbiamo sbagliato tanto. Alla fine abbiamo avuto un'opportunità per vincerla: avremmo avuto un grande slancio. Ci sono i meriti comunque dell'Ascoli».
«Per attaccare una difesa schierata devi guadagnare il campo giocando. E non abbiamo fatto un grande scorrimento palla, oggi».
«Raddoppiare le fasce? Ci ho provato a Castellammare e siamo tornati pieni di pallini. Oggi per essere efficaci dovevamo essere fluidi. Il vento nel primo tempo ha alterato la manvora, noi abbiamo avuto poca qualità nello scorrimento. Poi ti innervosisci, lasci molto campo agli avversari, ma i miei difensori sono stati bravi».
«Il migliore a organizzare il gioco era Emerson e non era questione di avere qualità, ma di velocizzare e innescare le ali. Eravamo speculari all'Ascoli, dopo 10' del secondo tempo ho provato a rischiare, perché con Ragusa e Rizzato avrei lasciato soli i miei tre difensori. Con la qualità sugli esterni, però, serviva anche qualità nel servire proprio loro. A volte si punta sullo sfinimento dell'avversario, ma il pallone non l'abbiamo controllato bene, l'abbiamo rincorso. Se Nicolas si avvicina ai 25-30 metri è pericoloso, ma serve anche un apporto di qualità che è mancato. Alzare la palla, il modo migliore per guadagnare il campo, oggi era impossibile».
«Gli interni di metà campo a volte dovrebbero aprire il gioco, occupando spazi avanti per favorire il passaggio sugli attaccanti. Oggi non hanno mai aperto, andando in bocca al quinto difensore dell'Ascoli. E quindi abbiamo fatto fatica».


