Reggina, Foti post-Calciopoli: "Dimettermi? Dipende..."
«Dimettermi? Abbiamo richiesto un chiarimento alla Corte Federale perché secondo noi la pena della sospensione è già stata scontata». Queste le parole di Foti, raccolte dalla Gazzetta dello Sport, dopo la condanna a 1 anno e 6 mesi da parte del giudice Casoria in seguito allo scandalo Calciopoli.
Sulle 5 partite incriminate, 3 sono risultate "colpevoli" (Reggina-Brescia 1-3, Reggina-Cagliari 3-2, Sampdoria-Reggina 3-2), mentre 2, invece, sono "innocenti" (Reggina-Messina 0-2, Palermo-Reggina 1-1).
Il massimo dirigente amaranto si dice comunque calmo e sereno, così come rivelato in esclusiva a TuttoReggina.com pochi minuti dopo la proclamazione della sentenza: la motivazione è semplice. Foti, infatti, ha già scontato la pena, applicata immediatamente dalla giustizia sportiva, che condannò lui a 2 anni di sospensione e la Reggina a 15 punti di penalizzazione (poi ridotti a 11): «Sono già stato sospeso per i medesimi fatti ascritti, quindi non si può essere puniti due volte per la stessa fattispecie. È una regola del nostro ordinamento giuridico».
Da qui, la richiesta di chiarimenti alla Corte Federale. Qualora quest'ultima si pronunciasse negativamente rispetto alle convinzioni di Foti, la soluzione è già stata confezionata al "Sant'Agata": «Il vice presidente Remo mi ha già sostituito cinque anni fa ed ha mantenuto i medesimi poteri. Quindi, non abbiamo alcun problema in questo senso».
Il Daspo, per ora, rimane sospeso. Bisogna infatti aspettare che la sentenza sia definitiva: «Ci sono tre gradi di giudizio. Non posso certo restare inerme . Sono estraneo ai fatti e lo dimostrerò». E' proprio il ricorso in appello a bloccare il Daspo, irrogato insieme alle condanne. Insomma, Foti siederà in tribuna stampa. Per sapere se potrà farlo da presidente, c'è da attendere la risposta della Corte Federale: «Sono sereno e resterò comunque tale. Per me, per noi, parlano la storia e quello che abbiamo costruito in questi lunghi anni con il lavoro e la determinazione. Tutto il resto non ci appartiene»


