Palermo, non solo qualità: ad Avellino emergono profondità della rosa e capacità di soffrire
Il Palermo ha perso i primi due punti della stagione, ma ad Avellino ha guadagnato qualcosa di forse ancora più utile in prospettiva: la consapevolezza di poter restare in piedi anche quando la partita non segue il copione previsto. L’1-1 del Partenio-Lombardi ha mostrato un volto diverso della squadra di Filippo Inzaghi, meno dominante e più costretta a rincorrere, soffrire e gestire una gara complicata. Per una formazione indicata come la principale favorita alla promozione in Serie A, è un passaggio tutt’altro che banale. I rosanero hanno faticato più del previsto, anche perché l’Avellino è riuscito ad alzare progressivamente intensità e pressione, sporcando la costruzione del Palermo e portando la partita su un terreno meno congeniale agli uomini di Inzaghi. Il vantaggio di Cheddira al 60' ha fotografato il momento più difficile della sfida e, per la prima volta in campionato, il Palermo si è ritrovato sotto nel punteggio e costretto a cambiare rapidamente inerzia.
La risposta, però, è arrivata quasi subito ed è passata ancora una volta dalla profondità della rosa. Dennis Johnsen, entrato nella ripresa, ha trovato il pareggio appena tre minuti dopo il gol dell’Avellino, sfruttando l’assist di Pohjanpalo. Un episodio che ribadisce quanto la qualità delle alternative possa rappresentare uno dei principali vantaggi del Palermo nella corsa alla promozione. Inzaghi può infatti cambiare uomini e caratteristiche senza abbassare sensibilmente il livello tecnico della squadra, affidandosi anche a chi parte dalla panchina per modificare ritmo e sviluppo della partita. È un fattore che, nell’arco di una stagione lunga e logorante come quella di Serie B, può diventare decisivo. Ma il pareggio di Avellino non racconta soltanto la profondità dell’organico. Racconta anche la capacità di soffrire, perché nel finale il Palermo non è riuscito a controllare la gara e ha dovuto soprattutto resistere alla pressione dei padroni di casa.
Nel recupero è stato Fortin a tenere in piedi i rosanero con interventi determinanti, evitando che l’Avellino completasse il sorpasso. Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante emerso dal Partenio-Lombardi. Una squadra costruita per vincere il campionato non può pensare di dominare ogni partita, ma deve anche saper attraversare i momenti negativi, difendersi quando serve e portare a casa punti nelle giornate in cui il piano iniziale non funziona. Il Palermo resta la favorita della Serie B per qualità, esperienza e profondità, ma la trasferta di Avellino ha aggiunto un altro elemento al quadro: la capacità di restare dentro le partite difficili senza disunirsi. Johnsen ha dimostrato quanto possa incidere la panchina, Fortin quanto possa pesare la tenuta nei momenti di maggiore pressione. Due segnali differenti, ma entrambi molto importanti per una squadra che vuole arrivare fino in fondo.


