Modena, Marcolin: "Programmazione alla base dei risultati"
Dario Marcolin nasce a Brescia nel 1971, da calciatore ha vestito le maglie prestigiose di Lazio, Genoa, Sampdoria e Napoli. Con la maglia biancoceleste ha arricchito la bacheca personale con trofei importanti come lo Scudetto, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa e ben due Coppe Italia, facendo parte di un gruppo formato da grandi campioni. Al termine della carriera agonistica, con il Palazzolo in C2, Marcolin intraprende quella da tecnico, come vice nel Brescia di Mario Somma e successivamente di Serse Cosmi. Poi arriva la chiamata dell’Inter, come assistente di Roberto Mancini. La prima esperienza in panchina è quella di Lega Pro del Monza, sfortunata, che culmina con l’esonero anticipato nella stagione 2008/2009. Poi si ricompone il sodalizio con Sinisa Mihajilovic, amico ed ex compagno di squadra nella Lazio, che per il suo staff a Firenze e Catania sceglie Dario come allenatore in seconda. A luglio, dopo l’interruzione del rapporto con Bergodi, e l’insediamento dei nuovi vertici societari, il Modena lo sceglie come allenatore per affrontare il campionato di Serie B e lui risponde con ottimi risultati portando la squadra nella parte che conta della classifica. Concretamente Sassuolo è lieta di pubblicare questa settimana l’intervista al tecnico dei canarini e ne approfitta per ringraziare la disponibilità dell’ufficio stampa gialloblù.
Nel primo terzo di campionato avete mantenuto il rendimento da 4° posto, ma alla partenza per Borgo Valsugana aveva a disposizione solamente 10 giocatori. Se guarda indietro cosa pensa?
Penso all’entusiasmo che avevo io e che ho trovato in quei dieci giocatori. Sarà stato per l’inizio della stagione o per qualche difficoltà che ci ha stimolato. Niente abbattimento, ma grande coinvolgimento da parte dei ragazzi. Va anche detto che la società mi ha aiutato molto: pochi giorni dopo il raduno siamo diventati quattordici e nel giro di qualche settimana eravamo in diciotto, poi alla fine del ritiro siamo arrivati qui al “Braglia” a giocarci le prime partite di campionato in venti e adesso ci ritroviamo con una rosa di ventisette giocatori. Però, ripeto, è stato l’entusiasmo che mi ha colpito di quella partenza.
Qual è la caratteristica della sua squadra che la rende orgoglioso di esserne l’allenatore?
Quando vedo i ragazzi giocare palla a terra, quando in partite come quella con l’Ascoli di due settimane fa ho visto combinazioni che proviamo sempre in allenamento e che poi riescono a ripetere sul campo, gli automatismi che stiamo trovando. Così come l’atteggiamento che abbiamo messo in campo nella crescita che abbiamo avuto, l’approccio giusto alla partita, la cattiveria agonistica in ogni occasione, l’applicazione degli schemi nella maniera corretta, tutto questo mi ha gratificato fino ad ora e credo mi gratificherà anche in futuro se continueremo a lavorare così bene.
I buoni risultati ottenuti sul campo hanno fatto tornare l’entusiasmo tra i tifosi e ha creato un ottimo feeling tra lei e i suoi giocatori, ma ha colpito favorevolmente anche il suo approccio nei confronti della stampa. Quant’è importante oggi la comunicazione per un allenatore?
Sono attento perché fa parte del mio lavoro. Quanto è importante fare bene sul campo lo è altrettanto dare i messaggi giusti fuori , nel senso che la gente poi giudica l’allenatore e la squadra per quello che viene trasmesso sia in campo che fuori nella dialettica. Penso che gli allenatori di oggi siano tutti dialetticamente preparati rispetto a quello che poteva essere qualche anno fa.
Mancano pochi giorni al derby Modena-Sassuolo. Lei da giocatore ha già affrontato i neroverdi, con la maglia del Palazzolo in Serie C2, segnando anche un gol decisivo nella vittoria al “Ricci” nella stagione 2004/05. Si aspettava di vedere una squadra così forte in categorie superiori in questi anni?
Quella partita la vincemmo 2-1 al novantesimo, me la ricordo bene (ride). Il Sassuolo ha fatto un gran lavoro negli anni a costruire una squadra che poi ha scavallato tutte le categorie partendo dalla C2, fino alla C1 per poi stare stabilmente in serie B da ormai 5 anni. Adesso i neroverdi sono al vertice della serie cadetta, stanno per superare l’ultimo gradino, che è quello che varrebbe un posto nella massima serie. Quando c’è programmazione e gente seria ai vertici che lavora, i risultati poi sono ottimali.
Da calciatore ha vestito per tanti anni la maglia della Lazio e venerdì sera troverà di fronte Eusebio Di Francesco che ha lasciato bei ricordi con l’altra squadra della capitale. Cosa ricorda di quei derby di Roma da calciatore?
Erano derby particolari, erano più belli perché eravamo giocatori, avevamo meno pensieri in testa e più voglia di vincere. Io e Eusebio, però, non siamo rivali storici, abbiamo anche giocato assieme per sei mesi a Piacenza, quando c’era Agostinelli come allenatore, in serie A. Ci conosciamo molto bene come ragazzi, c’è un’amicizia e c’è stima reciproca, nessuna invidia e nessuna rivalità tra di noi. Di lui mi piace molto la serietà che mette nel proprio lavoro, la sua professionalità e la grande competenza.
Tra le squadre che avete affrontato in questa prima parte di campionato, quale l’ha impressionata maggiormente?
Il Verona è quella che ha il potenziale più alto di tutti, perché negli uomini è più la più forte e credo si rialzerà per tornare ad insidiare le due formazioni di testa. Il Sassuolo lo conosco bene perché qua a Modena se ne parla molto e, a dir la verità, mi aspettavo una grande stagione da parte di Magnanelli e compagni. Devo dire che il Livorno, dopo le ultime due vittorie in campionato, mi sta stupendo, non pensavo potesse tenere la media punti del Sassuolo. In conclusione, devo dire che quelle tre davanti meritano la posizione che hanno, per quello che hanno fatto vedere sul campo.


