Modena, Marcolin: "Con il Livorno non falliremo"
Dario Marcolin suona la carica. Il mister gialloblù si concede a microfoni e taccuini in un giorno solitamente predisposto alla conferenza stampa di un calciatore e lo fa con un intento ben preciso: focalizzare l’attenzione sulla gara di sabato contro il Livorno. Poche domande dei giornalisti, non per una sorta di censura, quanto perché il mister procede da solo in un’analisi profonda e capillare dell’inizio di stagione gialloblù, in cui tocca tutti i temi più caldi del momento, dai punti persi nei minuti finali contro Varese e Reggina, dal calendario difficile di inizio stagione, ma parla anche del buon gioco espresso dalla squadra nelle prime uscite e del buon feeling che sente crescere con tifosi e città.
IL LIVORNO E’ LA JUVE «Quando da giocatore iniziava la settimana di allenamenti che sarebbe culminata nella gara contro la Juventus non c’era bisogno di stimoli. Si andava al campo ai 100 all’ora, si dormiva il giusto e ci si allenava al massimo; era una di quelle partite per cui non sarebbe stato necessario nemmeno il ritiro, tanto era alta la concentrazione e l’attenzione. Per noi la gara di sabato contro il Livorno è identica: sarà la prima finale di questo campionato. Arriva la capolista, una squadra forte e che gioca bene al calcio, per questo dobbiamo preparare la gara al meglio».
NON SBAGLIEREMO PARTITA «Ho detto al gruppo che sarei venuto in conferenza stampa proprio per sottolineare la caratura della gara che andiamo ad affrontare e per ribadire la massima fiducia nei confronti dei miei giocatori. In queste prime quattro giornate hanno fatto bene, soprattutto in casa. Sono convinto che sacrificio, disponibilità al lavoro sul campo e massima concentrazione siano gli ingredienti basilari per non sbagliare l’atteggiamento sabato e sono già certo che il Modena non sbaglierà la partita. E’ il momento di andare avanti, dare la svolta e vincere la prima gara in casa: le sfide sono fatte per essere vinte, gli ostacoli per essere superati».
FORTUNA E CALENDARIO «Abbiamo avuto un sorteggio sfortunato: nelle prime quattro giornate ci siamo trovati di fronte Verona, Varese e Reggina, non squadre da poco. L’unica compagine di livello più basso è stata la Ternana e abbiamo vinto. Però non mi lamento, perché abbiamo subito capito di che pasta siamo fatti. Noi in mezzo a queste squadre ci possiamo stare alla grande, ma non parlatemi di serie A o playoff, perché fino a febbraio o marzo non si potrà avere un’idea precisa della classifica. In più mettiamoci un po’ di sfortuna, con gli episodi che non ci hanno girato a favore. Andrà meglio più avanti, perché il calcio è un galantuomo e quello che ti ha tolto oggi ti lo restituirà in futuro. E comunque se sabato battiamo il Livorno avremo fatto un buon inizio di campionato».
IO COME PAGANO «Nel ’97 giocavo nella Lazio: vincevamo in casa 1-0 contro l’Udinese e al 90’ ho fatto un fallo da rigore su Bierhoff e abbiamo pareggiato. Non ho dormito per 3 notti, ma ho imparato. Da allora non ho più commesso un fallo in area ed è quello che ho detto a Pagano dopo Reggio: dagli errori si impara. La squadra al Granillo per un’ora ha giocato davvero bene. Sfido chiunque, anche il Verona che per me è la miglior squadra della B, a ritrovarsi in vantaggio 2-1 e non abbassare il baricentro contro la Reggina fuori casa. Ma non eravamo messi male in campo, la dinamica del finale è stata identica a quella con la Ternana, contro cui abbiamo portato a casa la vittoria. Ai ragazzi ho detto che l’occasione ormai è andata: per vincere al Granillo dovranno aspettare un altro anno».
MAGLIA E PUBBLICO «Abbiamo perso in casa col Varese e il pubblico ci ha applaudito all’uscita. E’ stato bellissimo, ma non casuale. La gente ha capito che la squadra in campo aveva dato tutto per la maglia e i tifosi. Questa dev’essere una nostra costante. Da quello che sento in città mi sembra che la gene stia apprezzando quello che sta facendo il Modena, non tanto dal punto di vista estetico, quanto da quello dell’impegno. Io l’ho fatto capire ai miei giocatori: il sacrificio è tutto, senza non si va da nessuna parte».


