Modena, ecco i motivi della rivolta
Perché 23 calciatori si sono presentati nell’ufficio del presidente Rinaldi, sollevando pesanti problematiche circa la gestione tecnica? Perché si sono esposti con tale forza, mettendoci la faccia, con il rischio poi di addossarsi l’intero peso del fallimento della stagione? E’ possibile che solo gli screzi comportamentali e caratteriali avuti con Cuttone - così li ha definiti Rinaldi - siano alla base di tale sommossa? La realtà è che sul tavolo di Ghirlandina Sport sono state portate motivazioni tecnico-tattiche. Le parole dette nei giorni scorsi e la denuncia di una preparazione grossolana alla partita sono accuse gravi, che attaccano non tanto la persona Cuttone, quanto il professionista. Ed è logico pensare che Ghirlandina Sport, e in particolare Casari e il presidente Rinaldi, abbia preteso spiegazioni chiare: non parole, ma fatti. Ed i calciatori i fatti li hanno esposti.
I CAMBI - Un punto assai dibattuto anche prima della “rivoluzione” è stato quello delle sostituzioni. Nel “j’accuse” dei calciatori non sono finiti solo i cambi effettuati a Verona e con la Reggina (che la squadra ha ritenuto errati), ma più in generale la modalità con cui Cuttone decide il cambio. Agli occhi attenti degli spettatori, sia in televisione sia allo stadio, non è scappato come il tecnico abbia dei tentennamenti. Ci sono fitti conciliaboli e Longo, in varie occasione, si è alzato dalla panchina laterale per conferire con Cuttone. Una squadra di calcio, specialmente una che ha difficoltà in classifica e che nei minuti finali si sta giocando la vittoria, ha bisogno di sicurezze. Se chi ha in mano la situazione mostra delle incertezze o dei tentennamenti, questi vengono trasmessi alla squadra.
PESCARA - La sconfitta di Pescara ci poteva stare. Quello che non è stato digerito è stata la scelta tattica di prestare il fianco agli abruzzesi. Chi conosce Zeman sa bene che la sovrapposizione dei terzini è una delle armi preferite dal boemo e non è un caso che proprio dalle fasce siano arrivati i pericoli maggiori. Le due mezzali del Modena, Ciaramitaro e Signori, si trovavano costrette ad aiutare i terzini e allo stesso tempo a coprire la zona centrale del campo: un lavoro sfiancante che sarebbe stato evitato con l’inserimento di Nardini al posto di un Greco non al top. Più in generale, però, i calciatori non si sentono preparati tatticamente agli incontri: il lavoro settimanale non è sufficiente, o meglio, non è qualitativamente sufficiente all’impatto con il match. Poche indicazioni, poche direttive e approccio grossolano alla gara.
DI GENNARO-DIPENDENZA - Anche quando il Modena ha il controllo della sfera le idee sono confuse. Anzi, diciamo che l’idea è una: servire il fantasista sperando nella sua invenzione. Di Gennaro, supportato dalla condizione fisica, è in grado di fare la differenza ma anche gli avversari lo sanno e lo raddoppiano. La carenza di alternative offensive è un altro punto denunciato dalla squadra, che vorrebbe venissero preparati anche pochi concetti, ma chiari, per sfruttare un parco attaccanti importante.
GESTIONE GRUPPO E STAFF - Anche all’interno dello staff si sono create delle divisioni: Cuttone ripone la massima fiducia nel preparatore Tito, da lui scelto, mentre i rapporti con Ferron, Pulga e Longo non sono idilliaci. Per non parlare di quelli con la squadra. E’ stato denunciato un atteggiamento alla Capello, una sorta di arroganza, che i calciatori accetterebbero se fosse supportato da un lavoro professionale impeccabile. Inoltre Cuttone, durante la rifinitura, si concentra sugli undici titolari, trascurando di preparare le riserve. Quello che hanno detto i giocatori in società è stato chiaro: sono convinti di essere una rosa competitiva, che ha fiducia nei propri mezzi, e che, se guidata diversamente, potrebbe portare a casa molti più punti.


