Vicenza, Plasmati: "Mica ci aspettano con la banda"
A Vercelli domani ci sarà, ma la gara ad Ascoli, a causa della squalifica, l'ha saltata e per capire almeno in parte il carattere di Gianvito Plasmati e il suo modo di vivere le partite basta il racconto che lui stesso fa del modo in cui ha reagito, sabato scorso, all'espulsione di Martinelli. «La partita purtroppo l'ho dovuta vedere in televisione - dice l'attaccante - e quando l'arbitro ha estratto il cartellino rosso per Daniele ho fatto volare il telecomando e accidenti l'ho pure spaccato, ma la decisione del direttore di gara mi è parsa così assurda che ho dato di matto e poi adesso basta, ultimamente succede troppo spesso che ci penalizzino e questi errori pesano sull'economia di una gara, certo non ci si può fare molto, ma almeno arrabbiarsi sì». Che fa, insinua che ci sia una persecuzione contro il Vicenza? «Ma no, però è un dato di fatto che nell'ultimo periodo spesso gli arbitri hanno preso decisioni che di sicuro ci sono state contrarie, detto questo io credo alla loro buona fede e so che possono sbagliare come tutti, non per questo se subisco un'ingiustizia non mi arrabbio, anzi!». Come ha vissuto in poltrona i 70' in cui i suoi compagni sono rimasti in dieci a lottare ad Ascoli? «Male, seduto non lo sono stato quasi mai e nessuno mi deve parlare, è dura non poter essere in campo a dare una mano». Comunque ad Ascoli grande prova di carattere. «Ma noi siamo una squadra solida, dirò di più: siamo una squadra bella. Ad Ascoli abbiamo dimostrato di essere compatti, di saper soffrire tutti assieme, poi mi è piaciuto che pure in dieci siamo riusciti a creare qualche buona occasione in avanti, bisogna continuare su questa strada e però sappiamo che c'è da lavorare ancora tanto». Senta lei è diventato un punto di riferimento importante per i suoi compagni. «Questo non lo so, direi piuttosto che abbiamo trovato un assetto importante e i giusti equilibri però, ripeto, adesso bisogna continuare su questa strada e sono certo che se lo faremo avremo delle belle soddisfazioni, nessuno fino ad ora ci ha messo sotto per quanto riguarda il gioco e soprattutto la grinta ormai è una delle nostre caratteristiche».
Scusi ma un attaccante come lei di solito vive di gol e se non segna non è molto apprezzato. «Partiamo dal concetto che io sono a disposizione della squadra, poi è chiaro che per un attaccante segnare è il massimo, lo è per qualsiasi giocatore figurarsi per chi fa il nostro mestiere. Però per come la vedo io prima di tutto deve venire il bene della squadra e questo deve far parte del nostro Dna, guai a mettere obiettivi personali davanti a quelli del gruppo, perchè non si andrebbe da nessuna parte». Si può dire che il periodo brutto è alle spalle? «Piano, qui è meglio restare vigili, la serie B è stranissima, puoi beccarle dall'ultima in classifica e vincere con la prima, c'è davvero molto equilibrio, le differenze tra le squadre sono a volte sottilissime. Ecco caso mai possono fare la differenza le motivazioni ed è difficile non avere cali di concentrazione vista la lunghezza del campionato, ma se noi sapremo tenerla alta avremo buone chance di fare bene». Cosa pensa della diatriba, chiamiamola così, nata su chi dice che non si può giocare la palla lunga ed è meglio giocare palla a terra? «Per me l'importante è essere bravi a leggere la gara a seconda dei momenti e delle situazioni, se c'è la possibilità di giocare la palla lunga quando ad esempio il gioco è chiuso può essere una soluzione valida, certo non deve diventare la sola strada da percorrere». Parliamo della Pro Vercelli, la prossima avversaria. «È ovvio che ha delle difficoltà però ha buoni giocatori come l'attaccante Tiribocchi e comunque per quello che ho detto sulla serie B mai dare per scontato nulla, guai se andiamo là pensando di trovare la banda musicale, anzi sarà uno scontro duro da affrontare con grande umiltà e determinazione: guai se non sapremo avere queste caratteristiche, perchè allora sì rischieremmo pure una figuraccia.


