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Hellas Verona, "E adesso tutti alla Scala del calcio"

Hellas Verona, "E adesso tutti alla Scala del calcio" TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
autore
Redaz. TuttoB.com
giovedì 29 novembre 2012, 17:19Le interviste

Commosso. Strizza gli occhi e cerca di trattenere le lacrime. Duro fuori e sensibile dentro. Eccolo lì l'Andrea Mandorlini che pochi conoscono. Brillano i suoi occhi azzurri nella «pancia» del Renzo Barbera di Palermo. I suoi ragazzi gli hanno appena regalato un'impresa. Ancora una volta. Non è la prima da quando siede sulla panchina dell'Hellas. Hanno battuto i rosanero e si sono qualificati per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Martedì 18 dicembre affronteranno l'Inter, la squadra del cuore del mister, la società dove è cresciuto e ha vinto praticamente tutto.

«Da allenatore non ho mai giocato contro l'Inter a San Siro - ammette - sarà una grande emozione. Ero già stato al Meazza, con l'Atalanta, ma contro il Milan. Con i nerazzurri ho giocato in casa, a Bergamo. Non sono arrivato al ritorno, mi hanno esonerato prima...». Sorride amaro l'allenatore del Verona. Ma le delusioni sono ormai alle spalle. Due anni fa è sceso in serie C, ha scelto l'Hellas perché aveva voglia di rimettersi gioco in una piazza importante, alla guida di una «nobile decaduta. Obiettivo centrato, adesso è uno dei tecnici più stimati nel panorama calcistico nazionale e il Verona ha ritrovato gioco e soddisfazioni. Aveva tanto da perdere e poco da guadagnare. Però ha sempre dimostrato di essere prima di un grande allenatore un uomo vero. Forse troppo, in un mondo «pallonaro» fatto di ipocrisie e sorrisi falsi. «Probabilmente ho pagato anche per il mio carattere, ma ora sono cambiato...», disse alla presentazione. Chissà com'era prima ma da quando è arrivato in riva all'Adige non ha certo indossato i panni del diplomatico. Anzi, in più di un'occasione è finito in mezzo alle polemiche. «Sempre per il bene del Verona e della squadra - ammette Mandorlini - e le mie dichiarazioni sono state sempre strumentalizzate. Proprio per questo penso che non rifarei certe uscite».

Testardo, determinato, preparato. Vive di calcio e per il calcio. Un condottiero che sa estrarre dai propri uomini il massimo. «Questa è una grande squadra, un grande gruppo - urla dopo l'impresa di Palermo - lasciate stare il mister, pensate a questi ragazzi. Vorrei abbracciarli tutti, uno a uno. Quelli che hanno sempre giocato, quelli che non giocavano da tempo, quelli che non c'erano a Palermo perché infortunati o squalificati. Questi sono professionisti veri, si sacrificano sempre, dal primo all'ultimo minuto, soprattutto in allenamento, anche quando sanno che non giocano. Lavorano ancora di più perchè vogliono convincermi. E hanno ragione perché queste sono le risposte che aspetta un allenatore, gente che chiude la bocca e lotta in campo. Purtroppo giochiamo solo in undici ma io vorrei farli giocare tutti. A Milano vorrei almeno tre panchine supplettive, voglio portarli tutti perchè questo è un premio per tutta la squadra, per la società, per i miei compagni d'avventura. Per la gente, per i tifosi di Verona, per quelli che sono venuti fino a Palermo. Ancora una volta incredibili». L'applauso alla squadra, il messaggio ai tifosi. «Quando si parlava di Palermo, della Coppa Italia, dell'Inter e di San Siro - racconta Mandorlini - in tanti mi hanno detto che sarebbero venuti in cinquemila al Meazza. Noi abbiamo mantenuto l'impegno, adesso andiamo a divertirci alla Scala del calcio».

Difficile contenere l'entusiasmo, la truppa di Mandorlini ha scritto un'altra pagina gloriosa nella storia dell'Hellas. Dopo quattro anni nella melma della serie C con l'arrivo del mister il Verona è tornato in B, da «matricola» ha centrato i play off per la A, quest'anno è terzo in classifica in piena corsa per la promozione. Senza dimenticare la Coppa Italia, l'hanno scorso s'è fermato agli ottavi con la Lazio, questa volta affronterà l'Inter dopo aver eliminato Entella, Genoa e Palermo. I numeri parlano chiaro e superano critiche legate a qualche passaggio a vuoto che nell'arco di un anno ci possono stare. «Non mi piace perdere, non m'è mai piaciuto - conclude Mandorlini - ma ci stanno anche le sconfitte quando si lotta per vincere il campionato. L'anno scorso il Pescara ha perso undici volte, la Sampdoria nove, il Toro sette. Poi sono salite tutte in A. L'Hellas è caduto a Padova e sta perdendo a Cittadella ma, credetemi, negli ultimi minuti può succedere ancora di tutto. Questa squadra ha una grande forza interiore ma dobbiamo remare tutti dalla stessa parte».

Fonte l'arena

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