Grosseto-Cesena, Moriero non se la sente di parlare. D'Alessandro: "La maglietta era per ricordare i miei genitori"
"Mister Moriero non se la sente di parlare" si scusa con i presenti in sala stampa l'addetta del Grifone, Elena Fazzi. Amarezza, rammarico, delusione, Piero Camilli non c'è in tribuna, alle prese con gli impegni di lavoro, quindi non si presenta nessuno a parlare con la stampa.
Tocca a Bisoli che dopo la quasi zuffa con Soddimo al fischio finale e le spiegazioni con Cosenza, si presenta abbastanza soddisfatto per aver centrato tre punti che grossomodo significano salvezza: "Ci siamo complicati la vita per una esultanza, questi ragazzi devono imparare come si lotta per la salvezza ma vanno anche capiti: D'Alessandro aveva una voglia enorme di giocare e lo stesso Giandonato poco prima l'avevo tolto perché aveva rischiato di prendere il secondo giallo. Con tutti i legni che abbiamo colpito sarebbe stata una disdetta farsi raggiungere sul 2-2. Il Grosseto è una buona squadra e ha fatto una bella gara. Ai miei giocatori ho rimproverato il fatto di essersi abbassati troppo: per vincere ci sono servite un paio di grandi parate di Campagnolo. Adesso ci siamo tirati fuori dalle sabbie mobili, non dico che 41 punti bastino però a metà classifica con tante squadre dietro, adesso al strada è meno dura".
L'ex Marco D'Alessandro parla ai suoi giornalisti soprattuto per scusarsi dell'ingenua doppia ammonizione che ha rimesso in ballo l'esito dell'incontro: "Porto sempre sulla maglietta i miei genitori che sono scomparsi da tempo, non mi capita di esultare per una rete spesso ma questa volta mi è venuto d?istinto di togliermi la maglia: giovedì è morto mio nono ed io avevo una gran voglia di superare gli infortuni e tornare a giocare. Ho fatto un errore, so di aver messo in difficoltà la squadra col mio gesto: sono stato ingenuo poi a beccare il secondo cartellino. Non volevo fare fallo, ho visto che mi aveva superato l'ho toccato ed è andata così".


