Brescia, per Calori nozze d'oro con la vittoria
No, non c’è nessuna fede al dito. Ma il traguardo dietro l’angolo, parla di nozze d’oro. Ma non essendoci nulla da 18 carati sull’anulare, non si tratta di matrimonio. Almeno non quello tradizionale che il termine rappresenta. Eppure, per Alessandro Calori, la cerimonia è pronta. Laica, ma emozionante. Semplice, ma attesa. E’ quella che ‘legherà’ il tecnico del Brescia alle 50 vittorie da allenatore. E come spesso risponde un attaccante quando gli si chiede qual è la sua rete migliore, anche in questo caso la risposta è la medesima: la prossima. Mancano infatti solo tre punti (conquistati tutti insieme, sia chiaro) per tagliare il nastro: lo score personale sulle panchine professionistiche del trainer aretino, recita, dopo l’exploit nel derby col Verona (varrebbe doppio, ma i compilatori di statistiche non sentono ragioni…) 49 vittorie, 48 pareggi, 39 sconfitte. Quindi, con la casella più ambita che riporta la cifra maggiore: non male per uno considerato (ma da chi?) spesso un ‘difensivista’. Forse, proprio l’immagine del Calori calciatore, difensore tosto e da poco inserito nella linea difensiva ideale della squadra di sempre nella storia ultracentenaria (116 anni, per la precisione) dell’Udinese, fa pensare a qualcuno che l’indole non sia cambiata.
Eppure, non molto tempo fa, Calori stesso confessò di ‘sentirsi attaccante dentro’, concetto che sorprese più d’un addetto ai lavori: “Mi piace proporre gioco d’attacco – disse – In qualsiasi posto io sia stato, ho sempre cercato di applicare schemi più offensivi che difensivi. E se potevo giocare con tre punte, o due più il trequartista, lo facevo. Certo, non sono un integralista: spesso mi devo adattare ai giocatori che ho. Ammiro chi porta avanti il suo credo con coerenza nonostante tutto, ma non mi piace fare il ‘fenomeno’ a prescindere”. Il maggior numero di vittorie, Calori l’ha ottenuto al Portogruaro (21 bottini pieni su 47 partite giocate), squadra che portò alla storica promozione in serie B nel maggio del 2010 (e a Verona stanno ancora fischiando le orecchie a più d’uno), ma le percentuali bresciane incalzano con 17 vittorie su 40 match disputati. Fanno media e addizione anche le otto ottenute alla guida del Padova (stagione 2010/2011) e le tre di Avellino cinque campionati fa. Soffermandoci sui numeri colorati di biancoazzurro, seguono le 17 affermazioni (6 quest’anno, 11 quello precedente) 13 divisioni della posta (8 e 5) e 10 sconfitte (3 e 7), anche se alcune di quest’ultime sono arrivate nel finale della stagione scorsa con la squadra già palesemente sotto l’ombrellone nonostante le distinte ufficiali la dessero in campo. Ecco quindi che il prossimo Brescia-Reggina di sabato pomeriggio al Rigamonti assume anche un’importanza di prestigio per il mister delle rondinelle. No, nessun anello. Ma almeno un cabaret di paste sì. E la voglia di zittire chi ancora lo definisce uno che ‘primo, non prenderle’.


