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Hellas Verona, Vignola: "Regalerei Michel..."

Hellas Verona, Vignola: "Regalerei Michel..." TuttoB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
autore
Federico Errante
giovedì 26 aprile 2012, 21:55HellasVerona

Ha cominciato al Verona, ha chiuso con l'Empoli. Dopo la Juve, dopo scudetti e trofei, vice di Michel Platini ma anche molto di più. Beniamino Vignola adesso il calcio lo vede da lontano, sempre a Verona, dagli uffici della sua azienda che vende e sostituisce vetri per auto. Altro mondo, altra vita. Il pallone viene dopo, ma la classe è sempre quella. Anche solo a parole. Non aveva neanche vent'anni quando esordì, il 7 gennaio 1979, in serie A con l'Hellas. «A Perugia, con Ciccio Mascetti a fianco. Mi fece debuttare Chiappella, dopo i primi insegnamenti di Valcareggi. Poi arrivò Veneranda. C'erano Tricella, Capuzzo, un nuovo ciclo appena iniziato. Un campionato bellissimo, prima di essere ceduto all'Avellino per far cassa. Subito dopo ecco Bagnoli e i successi. Bello aver fatto parte di quella prima ricostruzione». E l'esperienza di Empoli? «Venivo dalla Juve, avevano un progetto ben preciso e la volontà di tornare subito in A dopo la retrocessione. Con Gigi Simoni e buoni giocatori come Baiano, Di Francesco, Caccia e Soda. A fine andata eravamo terzi, al ritorno qualcosa si è rotto. Fino allo spareggio per non retrocedere. Giocammo a Cesena contro il Brescia, c'era anche Tullio Gritti. Perdemmo ai rigori, il calcio va così. Rimasi anche in C, si stava molto bene. Poi però nacque Giulia, la mia seconda figlia. Così decisi di tornare a casa». Ora c'è Verona-Empoli,... «Adesso conta il risultato, bisogna cercare di recuperare i punti lasciati a Brescia e soprattutto a Crotone, l'unica partita in fondo che il Verona ha perso male». Consigli particolari? «Nessuno, l'Hellas è arrivato bene fin qui. Sanno quel che devono fare». Cosa le è piaciuto soprattutto finora del Verona? «Il gruppo, lo spirito. Da quel che ascolto alla radio, vedo in tv e leggo sui giornali attraverso commenti e interviste capisco che il Verona è fatto da gente umile, pratica, convinta di poter arrivare a destinazione. Merito soprattutto dello zoccolo duro formato un anno e mezzo fa. Il Verona ha in mano ottime carte per centrare l'obiettivo, possibilmente senza passare dai playoff. Stavolta chi arriva da dietro sarà avvantaggiato. Le prime mai come stavolta hanno speso tante energie».

L'Hellas segna pochissimo su calcio piazzato, ci vorrebbe uno come lei… «L'ho notato, questa è una freccia che sarebe meglio avere. Basti vedere quel che è successo a Brescia col gol di Cordova. Un giocatore bravo nelle punizioni qualche punto te lo assicura sempre». A proposito di punti, in trasferta non ne sono arrivati molti ultimamente… «Se posso muovere al Verona una critica, ma assolutamente positiva, direi che in certe partite fuori casa si poteva anche ragionare per il punto. A volte è importante anche solo muovere la classifica, ma evidentemente Mandorlini vuole giocare sempre per vincere. A fine stagione però qualche conticino lo puoi anche fare, anche perchè non mi sembra che le altre stiano benissimo. E in un campionato lungo come la B vince chi ha più regolarità». Mandorlini sta incidendo di più rispetto al contributo-medio di un altro allenatore? «Naturalmente questa percentuale dipende dal tipo di allenatore, di certo il più grande merito di Mandorlini è stato quello di aver preso in mano un Verona quasi disperato dandogli vita e portandolo fino alle soglie della serie A. Proprio per questo agli occhi di tutti è diventato quasi un intoccabile. Sembra che lui difficilmente sbagli, difficilmente lo si critica. Un vantaggio per lui. È ormai un riferimento assoluto, una specie di salvatore della patria. Ha grandissimi meriti, ma ne hanno molti anche la società e i giocatori».

Chi le ricorda Mandorlini? «Lo accosterei a Prandelli, per la freschezza che ha portato a Verona e un'aria di novità che francamente mancava dopo un periodo buio». Aglietti ad Empoli ha tanti nomi ma non una vera squadra… «Aglietti ha anche molti giocatori quasi a fine corsa, avanti con gli anni. Non è una colpa, ma un semplice dato di fatto. Una delle componenti importanti per ottenere il successo è il gruppo, una squadra unita e tanta energia. Serve un mix di forza, coraggio ed esperienza. Vedi la Juve di Conte». Torino a parte, qual'è la concorrente principale del Verona? «Il Pescara, ultimamente ha preso tante sberle ma è stato anche sfortunato. L'Hellas però è avvantaggiato nella corsa al secondo posto». Gibellini è in scadenza. Lo confermerebbe? «È una questione questa che non sono mai riuscito a capire. Mi meraviglia che dopo due anni così esaltanti il suo nome non sia stato accostato con una certa regolarità ai successi della squadra. Mi sorprende e mi dispiace. Da uomo di calcio dico che se il Verona è arrivato fin qui lo deve molto non solo a staff tecnico e giocatori ma anche alla competenza di Gibellini». Dica, le piace questo calcio? «Certamente, vorrei tanto essere ancora in campo. Il calcio è bello sempre, chi rimpiange quello di una volta ragiona da vecchio». Non si gioca troppo però? «Quello sì, ad un calciatore bisognerebbe dare ritmi regolari. Ai miei tempi andavi in campo solo la domenica, gli altri giorni erano solo per l'allenamento ed il recupero. Ora si va in campo tutti i giorni e a tutte le ore. Esagerato». Fra i suoi ex compagni di squadra chi darebbe al Verona in questo momento? «Platini, è scontato. L'abbiamo già detto, all'Hellas è mancato qualche gol su punizione. Ci fosse Michel in queste ultime partite la società potrebbe già iniziare la campagna abbonamenti per la prossima A».

Fonte l'arena