Hellas Verona, via al gran finale
Ansia a gogò. Sulla panchina scaligera, dove Mandorlini era teso come una corda di violino. In campo, dove i giocatori stentavano ad ingranare. E sugli spalti, dove i tifosi vedevano una partita da vincere a tutti i costi per rimanere agganciati al treno dei desideri. Certo, il primo maggio cadetto non ha certo dato una mano alla truppa guidata dal mister ravennate. Il Pescara ha giocato a tennis contro un derelitto Vicenza, mentre il Sassuolo è andato ad espugnare l'Euganeo. E la pressione sui gialloblù pesava come un macigno.
GOL LIBERATORIO - Ci ha pensato Berrettoni all'81'. E quel gol ha assunto il sapore di liberazione. Le gambe ricominciavano a girare, si ritornava a pressare come sempre. Tutti ormai davano per 'cotto' il Verona, ed il primo tempo sembrava confermarlo. Squadra abulica, troppo brutta per essere vera. Ma il gol ha confermato che il problema (sempre se si può parlare di problema per una squadra quarta in classifica) è mentale. D'altronde, lassù è ormai una guerra di nervi, dove non si può più sbagliare. Ma la vittoria di ieri rilancia le ambizioni dell'Hellas.
IL CUORE OLTRE L'OSTACOLO - In queste ultime quattro partite, il Verona dovrà giocare proprio con il cuore. Ogni pallone peserà tre chili in più, ma la forza di questa squadra sta anche e soprattutto nella sua determinazione. Sabato arriva il Livorno. La voglia di vincere dovrà andare oltra a qualsiasi ostacolo. In attesa di recuperare il miglior Hallfredsson.


