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Hellas Verona, una promozione "tedesca" per Mandorlini

Hellas Verona, una promozione "tedesca" per Mandorlini TuttoB.com
© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
autore
Federico Errante
mercoledì 7 settembre 2011, 23:00HellasVerona

L'assist all'Hellas è bello qanto una delle sue celebri punizioni. «La serie A? Magari, tutto è possibile. Io faccio il tifo per il Verona, sicuro». Parola di Andreas Brehme, non uno qualunque. Un pomeriggio diverso dagli altri a Sandrà, venerdì prima del Sassuolo. Tutti gli occhi erano per lui. Leggenda tedesca, campione del mondo, stella dell'Inter, soprattutto amico di Mandorlini. Una visita alle strutture, guidato dal responsabile Beppe Maule, ma soprattutto la voglia di riabbracciare un vecchio compagno. Qualche chilo di troppo, il solito sguardo deciso. E la sensazione forte che con un suo cross chiunque di testa sarebbe riuscito a buttarla dentro. Non si vedevano da tre anni, troppo per due così uniti. «Dal centenario dell'Inter», ricorda Mandorlni, fra una pacca sulle spalle ed una foto con la maglia dell'Hellas, prima di darsi appuntamento la sera a cena dove avrebbero ripercorso le tappe di una vita. In vena di battute il mister. «Ho detto a Pugliese e a Scaglia di stare tranquilli. Andy non ha intenzione di rimettersi in gioco. Altrimenti per loro sarebbe stata dura…». Brehme guarda Mandorlini e ride, insieme ne hanno combinate di tutti i colori. Specie in campo, ma anche fuori. «Alla Pinetina eravamo in camera insieme, bei tempi quelli. Lui amava fare tanti scherzi. Simpaticissimo. Giocavamo a carte, a biliardo. Una volta vincevo io, una volta lui. E poi siamo rimasti legati, sempre in contatto insieme anche alle nostre famiglie».

Il tono diventa serio, basta un'immagine di Mandorlini per fotografare la grandezza di Brehme. «Ad uno come Andy dovevi spiegare poche cose, già tanto tempo fa era avanti agli altri. Basti pensare che, da mancino, tirò di destro il rigore decisivo della finale dei Mondiali». L'Olimpico di Roma ricorda ancora, tanta freddezza cancellò in un attimo l'Argentina e Maradona. Otto luglio 1990, Brehme era appena entrato nella storia del calcio. Lui e Mandorlini si capivano al volo, con l'Inter ad uno scudetto da record con Trapattoni aggiunsero una Supercoppa Italiana ed una Coppa Uefa. Tante battaglie, quasi tutte vinte, coi vari Matthäus, Diaz, Serena, Berti, Bergomi, Riccardo Ferri e compagnia.

Adesso Brehme lavora per la federazione tedesca, dopo qualche esperienza in panchina fra Kaiserslautern, Unterhaching e Stoccarda come vice del Trap. «Mandorlini è stato un grandissimo calciatore ma è diventato anche un bravissimo tecnico. Contentissimo di aver saputo che lui adesso è l'allenatore del Verona. Era importante che l'Hellas tornasse in serie B. E poi non si sa mai quel che potrà succedere da qui in avanti. È vero che il calcio ha i suoi tempi, ma a volte basta poco per cambiare il destino di una stagione. Anche velocemente. Va bene la serie B, ma quella è il minimo». Brehme ha toccato con mano la passione della gente, da tanti anni viene a Bardolino. Conosce bene Verona e l'Hellas. «I tifosi qui hanno un entusiasmo incredibile. Erano tantissimi a seguire la squadra in serie C, figurarsi in B. Magari fra un paio d'anni il Verona andrà in serie A a giocarsi un bel derby col Chievo. Me lo auguro. La città lo meriterebbe. E anche Andrea».

Fonte L'Arena