Hellas Verona, tutti sull'ottovolante
E record fu. Inseguito, cercato, voluto. Anche l'AlbinoLeffe cade sotto i colpi di un Verona che non risparmia gli avversari. Otto vittorie per l'Hellas di Mandorlini, come Prandelli nel campionato '98-99, come la Juve di Deschamps nel 2006-2007. Ceccarelli e compagni finiscono dritti dritti nella storia gialloblù. Lo avevano già fatto sei mesi fa quando avevano vinto i play off e centrato la promozione in B, hanno confermato di essere uomini veri e non solo giocatori di qualità in questa fase del campionato. Più forti di tutto e di tutti, delle pressioni esterne e di qualche tensione interna.Dalla svolta di Cittadella al trionfo con l'Albinoleffe, passando per le vittorie sofferte con Brescia e Reggina, il «colpaccio» di Bari, il successo casalingo con il Crotone, la lezione di superiorità con Empoli e Livorno. Adesso meglio non pensare più a record e numeri. Ma questa striscia positiva conferma che il Verona non è salito al secondo posto in classifica così, per caso. Chi mette in fila otto vittorie deve avere qualcosa in più nelle gambe, nella testa, nel cuore. Chissà che cosa succederà da qui a maggio, come affronteranno le prossime partite i gialloblù, che cosa succederà nel girone di ritorno ma in questo momento la classifica non dice bugie. Il Torino caposclassifica ha solo quattro punti di vantaggio sul Verona, la settima ha dieci punti di svantaggio - le prime due vanno direttamente in A, dalla terza alla sesta si giocheranno il terzo posto ai play off - la quartultima è lontana venti punti. In effetti mancano ancora 13 punti per raggiungere la salvezza matematica e, se tutto continua così, meglio pensare solo a quella ma in questo momento la realtà è ben diversa. L'Hellas è un vero rullo compressore, non perde mai la testa, insegue la vittoria dal primo all'ultimo minuto. L'Albinoleffe ha costruito un bunker davanti a Offredi con Hetemaj tra i quattro difensori e i quattro centrocampisti, tutti pronti a rientrare dietro la linea della palla - una volta si chiamava «catenaccio» - ma Andrea Mandorlini sa che in questo momento il suo gruppo non teme nessuno.
Manda in campo la stessa formazione di Livorno, getta nella mischia Ceccarelli al posto di Mareco squalificato e l'Hellas comincia a macinare gioco. Niente di trascendentale, per carità, ma i padroni di casa vanno vicino al gol con Gomez e Ferrari e poi fanno sussultare il Bentegodi con una gran botta di «Tachi» Tachtsidis che fa tremare non solo la traversa ma anche la porta dell'Albinoleffe. Nella ripresa non cambia lo spartito, Verona in avanti, bergamaschi sempre più rintanati nella propria area di rigore. Passa solo un minuto e Maietta colpisce il palo con un bel colpo di testa. Al 6' ci prova Hallfredsson, pochi minuti Jorginho, alto sopra la traversa. Mandorlini capisce che è arrivato il momento di osare qualcosa di più. Fuori Russo, dentro Pichlmann. Attacco con Piki e Ferrari, Gomez alle spalle dei due attaccanti, centrocampo a tre con Jorginho e Hallfresson a sostegno di Tachtsidis. L'Hellas non passa, il mister gialloblù dà un po' di respiro a Ferrari ormai stremato e gioca la carta Bjelanovic. La mossa è quella giusta. Mancano dieci minuti alla fine. Punizione di Jorginho dalla trequarti, «torre» di Bjelanovic che libera Pichlmann a due passi da Offredi. L'attaccante austriaco controlla e batte il portiere bergamasco. L'Albinoleffe reagisce, la rabbia cresce, la sfida si accende ma il Verona non vacilla e porta a casa una vittoria importantissima. La festa è tutta gialloblù.


