Hellas Verona, troppo piccolo con le grandi
Numeri senza pietà. C'è qualcosa che non va quando il Verona incontra le «grandi» della serie B. Se consideriamo le prime sei del campionato, quelle che in questo momento sono in lotta per play off e promozione diretta in A, l'Hellas ha messo insieme pochi punti. Ha giocato due volte con il Pescara e ha perso due volte, ha incontrato due volte il Sassuolo ha vinto la gara d'andata ma s'è arreso sabato pomeriggio nel ritorno del Braglia, ha alzato bandiera bianca al Bentegodi contro il Torino, ha pareggiato con il Padova e ha chiuso sullo zero a zero con il Varese, la formazione che occupa il sesto posto, l'ultimo utile per centrare almeno i play off.
NESSUN PROCESSO. Non vale la pena aprire processi. Il Verona di Mandorlini finora ha fatto un campionato esaltante, difende sempre la quarta posizione in compagnia del Padova, ha messo insieme otto vittorie consecutive, ha un buon margine di vantaggio sulla settima in classifica e, in questo momento, sarebbe tranquillamente ai play off, Non male per una neopromossa dalla C, gli obiettivi dell'estate erano sicuramente diversi e tutti puntavano alla salvezza tranquilla con la possibilità di togliersi qualche soddisfazione. Le due sconfitte consecutive in trasferta contro Pescara e Sassuolo hanno posto un paio di interrogativi.
SENZA ALTERNATIVE. È molto difficile affrontare due formazioni in grande condizione che occupano le prime posizioni di classifica regalando agli avversari giocatori importanti. All'Adriatico Mandorlini aveva fatto a meno di Maietta in difesa, Hallfredsson in mezzo, Gomez in avanti. La «spina dorsale» della squadra. Con il Sassuolo si è fermato ancora una volta il «vichingo», Bjelanovic non è nemmeno stato convocato, Ferrari non si è allenato per quindici giorni e non poteva giocare. Mandorlini non ha cercato alibi, si è affidato alla forza del collettivo ma in questo momento le alternative non sono allo stesso livello dei titolari e queste differenze pesano quando si gioca con le prime della classe.
GIOVANI IN CALO. Senza dimenticare che alcuni ragazzi di belle speranze, giovani interessanti che hanno fatto grandi cose nella prima parte del campionato registrano un calo di rendimento, com'è normale che sia a vent'anni. Tachtsidis ha tirato la carretta per tutta l'andata, Jorginho si è adattato in tutte le posizioni di centrocampo, D'Alessandro non ha ancora trovato continuità, Galli è stato fermato da qualche infortunio di troppo, Doninelli ha giocato troppo poco. Sono stati il «valore aggiunto» nella prima fase del torneo, ben dosati da un Mandorlini che non voleva dare troppe responsabilità ai suoi baby. Adesso devono ritrovare il passo giusto per portare entusiasmo e dinamismo nella fase finale del campionato.
«ROSSI» CHE PESANO. Qualcosa da rivedere anche nella gestione del nervosismo. Non è la prima volta e non sarà l'ultima che il Verona incontrerà un arbitro inferiore alle attese nella corsa alla promozione, la formazione gialloblù non può permettersi troppe espulsioni, un organico che non vanta troppe alternative non ha la possibilità di sostituire efficacemente assenze importanti. Già domani sera con il Grosseto il mister dovrà rinunciare a Mareco e Galli. Non è poco.
CALENDARIO DA BRIVIDI. Anche perchè nei prossimi giorni si può decidere il campionato. Dopo la sfida in casa con il Grosseto, l'Hellas dovrà vedersela in trasferta con il Padova, un derby che si preannuncia già infuocato non solo per la posizione di classifica delle due squadre ma anche per le vicende che hanno caratterizzato la sfida dell'andata. Dopo la partita dell'Euganeo, doppio impegno casalingo con i gialloblù che dovranno affrontare al Bentegodi Ascoli e Gubbio prima della doppia trasferta da brividi, sempre in posticipo, sempre al lunedì sera. Il 5 marzo la partita con la Sampdoria, il 12 marzo la trasferta tutta da vivere con il Torino. Un tour de force che si chiuderà sabato 17 marzo quando l'Hellas giocherà al Bentegodi il derby con il Vicenza.


