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Hellas Verona, Tramezzani: "Solo pronunciando il nome..."

Hellas Verona, Tramezzani: "Solo pronunciando il nome..." TuttoB.com
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
autore
Federico Errante
giovedì 8 dicembre 2011, 19:40HellasVerona

Sarà l’aria natalizia che spinge ad avere buoni pensieri, saranno il luccichio delle luci sparse per la città che spinge a continuare a voler sognare, sarà che il campionato di Serie B da anni ormai ci regala tante sorprese. E allora di queste sorprese è giusto parlarne, e soprattutto é giusto non smettere di parlarne; perché in un mondo, quello del calcio, molto spesso fatto di esoneri, licenziamenti in tronco, polemiche, insulti, parole dette in malafede, per fortuna rimane sempre il risultato del campo. Quello che parla più di tutti, quello che sempre, quando gliene viene data la possibilità dimostra con facilità i valori espressi dall’uno o dall’altro. E’ giusto parlarne, di questi sogni, perché sono la vera essenza dello sport più amato, praticato e discusso al mondo. Senza sogni non c’è tifo, senza tifo non c’è calcio né campione. E allora quando serve è necessario, a ragione, rendere merito a chi davvero quel merito se l’è guadagnato.

Abbiamo già parlato di alcuni protagonisti nelle settimane precedenti, esaltando le gesta di una squadra, la Juve Stabia, che al bar sport verrebbe chiamata squadretta, non tanto per i risultati che sotto gli occhi di tutti, ma per una storia fatta di poca luce in quello che viene definito “il calcio che conta”.

Oggi mi sembra d’obbligo rendere omaggio ad una formazione ed una società che della squadretta proprio non hanno nulla. Anzi, soltanto pronunciando il nome si respira storia. La storia del calcio. Soltanto osservando quei colori, gialloblu muoversi per il campo a contrasto con il verde del campo, ci saltano in mente vecchi ricordi di un calcio che fu fantastico (non quello d’oggi non lo sia), di anni in cui anche le cosiddette provinciali potevano sognare lo scudetto sul petto. Per chi non l’abbia ancora capito sto parlando di quell’Hellas Verona, meglio nota soltanto come Verona,  che nella Stagione 1984-85 fu capace di vincere un’esaltante campionato, al termine di una stagione indimenticabile.

Unica squadra non capoluogo di provincia capace di portare sulla propria maglia il tricolore, ed una delle poche fuori dal calcio di vertice insieme a Cagliari e Sampdoria a raggiungere un risultato simile.  Poi? Poi dopo qualche anno di assestamento, anni bui, anni difficili. Passando per una retrocessione, un fallimento, nel 1991, e stagioni dopo stagioni a cercare di risalire la china senza mai riuscirci completamente. E si sa, quando la salita è troppo ripida, si rischia di scivolare. Così, dopo qualche campionato di obiettivi mancati, promesse disattese, e difficoltà di ogni genere, ecco che arriva lo scivolone. Quello che non t’aspetti, quello che ogni tifoso, dirigente, giocatore e proprietà, mai prenderebbero in considerazione: la retrocessione nella periferia del calcio professionistico. E si sa, in questi casi, non c’è mai limite al peggio. Al primo anno in quella che si chiamava serie C1 l’ombra pesante della C2, evitata soltanto in extremis grazie ad uno spareggio.

E poi probabilmente è la solita storia. Quella per cui per riuscire a risalire, per tirarsi su con nuova forza e veemenza, bisogna aver sentito l’odore sgradevole della polvere che sta per terra, è necessario cioè aver toccato il fondo, o quanto meno aver la sensazione di averlo fatto o di esserci andati molto vicini. Così il Verona ha saputo ripartire. E da quel brutto giorno dello spareggio sono passati soltanto tre anni ed eccola tornata almeno nella cadetteria. Un campionato che si sa, storicamente, può lanciare verso nuove e più ambite mete. Ma questa se sarà, sarà storia del futuro.

C’è il presente da guardare, e l’oggi ci dice che bisogna applaudire una formazione che ha saputo rinascere dalle sue ceneri. Una squadra che gioca un calcio logico, senza troppe speculazioni, che fa dell’agonismo e delle motivazioni la sua arma principale. Una squadra spinta sicuramente dalla rabbia e dalla voglia di riscatto di una società, e di una città, che si sono risvegliate ed ora vogliono riprendersi il posto che la storia gli aveva consegnato. Una squadra che, con continuità, ha saputo scalare la vetta della classifica portandosi in quella zona che significherebbe promozione diretta. Il campionato è ancora lungo, è vero, ma se la squadra di Mandorlini, uomo e allenatore che difficilmente permetterà ai suoi giocatori di abbassare la guardia, continuerà su questa strada sicuramente i tifosi e tutta la città potranno sognare di rivedere l’Hellas in serie A. Secondo attacco, dietro solo all’inarrivabile Pescara visto che l’allenatore è Zeman, e quinta difesa. Una delle squadre tra le prime sei che ha perso meno, seconda soltanto a Torino e Sassuolo. Per vincere il segreto è la continuità, e perché non sognare che questa durerà a lungo? Novara e Varese, dall’anno scorso, ce l’hanno insegnato: qualità, motivazioni, razionalità, sogni. La ricetta è servita.

Fonte Paolo Tramezzani (Opinionista Rai Sport)