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Hellas Verona, quella "benzina" mai finita

Hellas Verona, quella "benzina" mai finita TuttoB.com
© foto di Image Sport/TuttoLegaPro.com
autore
Federico Errante
lunedì 4 luglio 2011, 00:01HellasVerona

Il merito è tutto di Matteo. Da buon papà, un giorno Andrea andò a vedersi un allenamento del figlio. Anche per prendere ispirazione da quella Primavera del Ravenna allora di Davide Ballardini e capire perché Matteo corresse così tanto, anche a fine stagione. Il preparatore atletico era un certo Mauro Marini, in tasca un diploma Isef conseguito ad Urbino (poi arrivò anche la laurea) e tante buone idee in testa dispensate però fino a quel momento solo fra le giovanili del Ravenna e qualche palestra. Mandorlini ci mise un attimo a capire, finchè i dialoghi fra quei due divennero fitti. Ci aveva visto giusto il mister, ancora una volta. Perché quell'intesa sbocciata per puro caso a bordocampo e iniziata ufficialmente dodici anni fa in C2 con lo Spezia è andata sempre crescendo.

C'è tanto di Marini nell'entusiasmante corsa del Verona, bravissimo nel far volare l'Hellas mentre le altre arrancavano. Proprio al momento giusto, quando la fatica bussava impietosa alla porta di tutti. Proprio allora l'Hellas ha dimostrato di viaggiare a velocità doppia, di avere una e forse anche due marce in più, di schiacciare le avversarie con la testa ma anche con le gambe. In fondo, una parte del merito sta anche nel suo lavoro, silenzioso, ma decisivo.

Marini, perché il Verona alla fine stava così bene?

«La questione del correre forte è sempre direttamente collegata alla motivazione. Se la testa funziona bene si riesce a fare di tutto. Prima di tutto però ci vuole volontà. Di proporsi intanto. Questo è il primo passaggio per riuscire a lavorare bene, specie dopo dieci mesi di attività. Basilare è il supporto psicologico determinato da un obiettivo, quello viene prima delle gambe. E noi un grande traguardo ce l'avevamo».

Quanto la condizione ha fatto la differenza durante i playoff?

«Importante a mio avviso è stato portare avanti settimanalmente il lavoro con una certa costanza e intensità. Il resto è venuto di conseguenza. Il Verona ha dato ottime risposte anche prima delle partite con Sorrento e Salernitana».

La gara migliore del Verona sotto il profilo fisico?

«Per intensità quelle giocate in casa. Eravamo sempre propositivi, lavoravamo molto. Semplicemente perché tutti avevano bene in mente cosa fare».

Come è cambiato il modo di lavorare a livello fisico dall'arrivo di Mandorlini?

«È servito un periodo di adattamento, quello sì. Qualche problema l'abbiamo incontrato. Rispetto alla gestione precedente Mandorlini voleva maggiore intensità nel lavoro con la palla, che alla fine è l'80% del suo allenamento. Lui col pallone lavora molto. Io ho seguito le sue direttive, adattando quel 20% a mia disposizione alle sue esigenze, con un programma di prevenzione e di forza nello specifico. La priorità assoluta rimane però l'aspetto tecnico- tattico. La corsa i giocatori la fanno già con la palla».

Altri accorgimenti?

«Ho usato una certa flessibilità. Chi soffriva i balzi non li faceva, così come certi sovraccarichi. Danno fastidio a chi non è abituato. Meglio evitare. Spesso la squadra è stata anche divisa in quattro o cinque gruppi di lavoro. Tutto questo ci ha fatto bene».

E poi infortuni ridotti al minimo, addirittura azzerati nel momento decisivo…

«Complimenti soprattutto ai ragazzi e alla loro responsabilità nel voler lavorare bene».

I test quanto li usa?

«Poco per la verità, a parte quelli di base a livello aerobico. Mi servono per monitorare il quadro generale e individuale. Ma nulla più».

In fondo al rettilineo era importante anche gestire le forze

«Normale, soprattutto ad un certo punto del campionato. Chi aveva giocato di più doveva recuperare più che lavorare. In campo, d'altronde, si spendeva sempre molto. La terapia del riposo non è una cattiva metodologia. Un giorno senza allenarsi in certe situazioni può rivelarsi un giorno guadagnato».

C'è qualche giocatore che più di altri l'ha impressionata?

«Tanti, per fortuna. Penso solo a Ferrari, grande forza ed una volontà esagerata. Lo stesso discorso vale per Hallfredsson. E tutti gli altri, fermi nel credere fino in fondo in quel che facevano».

Le squadre di Mandorlini solitamente volano sempre da primavera in poi…

«Non è stato sempre così. L'anno della serie B all'Atalanta proprio a primavera abbiamo avuto una flessione. Quella però era più che altro paura di non farcela, dopo essere rimasti in testa per tutto il campionato».

Che tipo di lavoro ha in mente per la prossima stagione?

«La preparazione non sarà diversa dalle altre, diverse saranno solo le settimane di lavoro. È impensabile che i carichi estivi ti permettano di andare avanti fino all'ultima giornata. In quel mese di lavoro l'obiettivo sarà portare tutti ad un buon livello di condizione, diciamo l'80%, e cercare di rimanere sempre su quegli standard. Questa è l'idea, anche se poi di variabili in corsa ce ne saranno molte. C'è chi soffre il primo caldo, chi la preparazione la smaltisce in fretta e chi ha bisogno di un po' di tempo in più. Importante sarà dare continuità e cercare, per quanto possibile, di evitare gli infortuni che purtroppo ti pregiudicano l'intera settimana. Ci attende un compito duro ma allo stesso tempo stimolante. E se ricominceremo da dove abbiamo finito saremo già a buon punto».

Fonte L'Arena