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Hellas Verona, quanti incroci con l'Ascoli

Hellas Verona, quanti incroci con l'Ascoli TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
autore
Federico Errante
giovedì 9 febbraio 2012, 18:00HellasVerona

Tante storie incrociate, nella storia di una sfida: quella tra Verona e Ascoli. Storie di ex. Gente che ha lasciato un segno, di qua e di là. Intrecci di calcio e di vita che adesso è bello andare a riscoprire, con un soffio di nostalgia, con un filo d'emozione. Ti ricordi Adelio Moro, il primatista di rigori? E Tonino Logozzo, il mastino con i baffi? E Silvanone Fontolan, sì, proprio la "quercia di Garbagnate", un altro che vestì il bianconero, dopo lo scudetto. Storie vecchie, alcune anche di più, gente che il "popolo dell'Hellas" non può dimenticare. Dunque, cominciamo la lunga carrellata. Apriamo l'album dei ricordi. 

CIAO, AMIGO. Jose Guimares Dirceu era stato ribattezzato lo 'zingaro', per il suo modo di vivere il calcio: in perenne movimento. Il brasiliano restò a Verona appena un anno. Quanto basta per regalare emozioni senza tempo. Giocate geniali, classe pura. Conclusioni alla dinamite. Sorrisi da ricordare. Quando a Verona si parla di lui, spunta sempre quell'espressione: “Ciao amigo”. Lui salutava così, i suoi tifosi. Uno dei primi a farsi stampare cartoline, col numero 10, pronte per l'autografo. Una parola buona per tutti: compagni, allenatori, dirigenti, tifosi, la gente veronese. Venne ad abitare in via XX settembre, Dirceu. Altro che privacy. Tra i campanelli del signor Rossi e del signor Bianchi, c'era anche il suo. Bastava premere, la porta si apriva, lui ti accoglieva. Altro mondo, altro calcio. Era Dirceu. Passato di fretta, come succede a chi ha il cuore zingaro. Un anno solo, poi com'era venuto ripartì. Venne il Napoli, poi proprio l'Ascoli nell'anno dello scudetto dell'Hellas. Un incidente stradale se l'è portato via a Rio nel '95. Qui sarebbe probabilmente tornato, prima o dopo. Addio amigo.

PEPPE FURIOSO. Piedi meno buoni, maniere forti, grinta da vendere. Peppe Iachini, 'ascolano' verace, è stato simbolo di Verona e Ascoli. Uno tutto d'un pezzo, com'è oggi da allenatore Lo aggiravi, lo colpivi, lo saltavi. Lui era sempre lì. In marcatura su Maradona toglieva il respiro al Pibe. Ad Ascoli lo osannano. A Verona pure, Il guerriero conquista anche Bagnoli, perché la sua indole,, votata all'estremo sacrificio, ti fa sentire vicino al giocatore, ti fa sentire con lui. A Verona è rimasto per due stagioni, dall'87 all'89. Iachini era lottatore indomito. Verona-Ascoli è la sua partita. Un tempo di qua, uno di là, vietato mollare.

PEDROMANIA. Erano i tempi degli argentini dai capelli lunghi. Claudio Paul Caniggia, il figlio del vento, ricordate? Velocità impressionante. Dicono che per prendere lui il Verona fosse stato costretto a imbarcare anche il "gregario". Pedro Troglio, altro doppio ex della gara di sabato. Un buon giocatore, mica un campione. Uno di quelli che non infiammano la gente, ma che vuoi sempre nella tua squadra. Infatti, Maradona lo volle anche in Nazionale, dove non andavi, allora, senza il "visto" del pibe. Un anno a Verona, tre all'Ascoli, in mezzo anche due stagioni alla Lazio. E una finale Mondiale persa a Roma contro la Germania. “Verona nel cuore” dice sempre, l'attuale allenatore dell'Argentinos Juniors. Anche ad Ascoli lo ricordano con il sorriso. 

IL PAPA, ECCOLO DI NUOVO. Il presente regala un doppio ex: Papa Waigo. Attaccante temibile, cresciuto nell'Hellas. La sua prima rete fu speciale: derby di Vicenza, gol ai cugini al Menti. Il primo gol di 'colore' della storia di Verona. Sabato tornerà a Verona, nove reti all'attivo, uomosquadra dell'Ascoli. Col Verona ha un conto in parità, ha dato e avuto, qui è cresciuto, è diventato giocatore, ha imparato anche a soffrire, a combattere. Comunque vada, si porta Verona nel cuore. E' arrivato da ragazzo, se n'è andato da uomo. Torna da avversario, mai da nemico. GLI ALTRI. Ne abbiano scelti quattro, ma l'elenco è lungo: Mancini, difensore anni '80, poi Menichini, Gasparini (l'angelo biondo), un giovane Pusceddu. Difensori sono pure Tonino Logozzo e Silvanone Fontolan, che tornò al Bentegodi in maglia bianconera e pianse sotto la Sud. In mezzo al campo, la regia di Adelio Moro. E in attacco due ragazzi che sarebbero più tardi diventati campioni, Iorio e Maniero. Verona-Ascoli è un tuffo nel passato, un viaggio nella storia. C'era una volta...

Fonte l'arena