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Hellas Verona, Pillon: " Mandorlini non può più nascondersi: deve mirare in alto"

Hellas Verona, Pillon: " Mandorlini non può più nascondersi: deve mirare in alto" TuttoB.com
© foto di Giacomo Morini
autore
Federico Errante
venerdì 18 novembre 2011, 12:10HellasVerona

Per lui la parola Verona si legge ancora Chievo. Ha vissuto un anno tra l'Adige e l'Arena ma è bastato per entrare in pieno nello spirito, nelle dinamiche, nella filosofia del club della Diga.

E allora per Giuseppe Pillon (per quasi tutti Bepi), oggi tecnico dell'Empoli, si prepara un sabato speciale.

In Toscana fa tappa il lanciatissimo Verona di Andrea Mandorlini. Che sia così fuori posto, per lui, parlare di derby? «Insomma, se vogliamo definirlo così», ride lui, dall'altro capo della linea, «facciamolo pure».

Che sensazioni ha? Come vede la partita?

«Sarà una partita molto difficile. Ho visto il Verona: squadra molto ben organizzata, ben costruita. Praticamente sono due anni che giocano assieme. È una squadra che ha i punti che merita, sta facendo cose grandissime. E Mandorlini è un bravissimo allenatore».

Come sta preparando la sfida?

«Dovremo fare una partita molto attenta: quella lì è una squadra che ti colpisce».

Eppure proprio adesso che ha vinto quattro partite di fila, paradossalmente, potrebbe essere una buona occasione. Per la legge dei grandi numeri prima o poi anche l'Hellas si deve fermare. O no?

«Non credo che funzioni proprio così. Ogni partita ha la sua storia. Loro sono in un gran momento, noi siamo in ripresa perciò sarà una partita molto combattuta. Questo è sicuro. Quanto alle quattro vittorie di fila io dico che non si fanno per caso».

E l'Empoli?

«Veniamo anche noi da tre risultati positivi e dobbiamo cercare di continuare a correre, vista la nostra posizione di classifica».

Chi teme di più del Verona?

«Io temo tutta la squadra. Poi, va detto, c'è un giocatore oltre la media che è Hallfredsson, uno che fa la differenza in questa categoria».

Condizione in crescita, risultati buoni: l'Empoli si presenta agguerrito.

«Nelle ultime tre partite abbiamo fatto sette punti. Mi pare che piano piano stiamo risalendo. Chiaro che ci vuole un po' di pazienza ma direi che la strada è quella giusta».

Obiettivi stagionali?

«Salvezza. Noi dobbiamo raggiungere al più presto i 50 punti stagionali, quella quota cioè che garantisce, o che dovrebbe garantire, la permanenza in Serie B».

Lo stesso dichiarato obiettivo di Mandorlini. Che però oggi ha i piedi ben piantati in zona play off. Non è che il suo collega stia bleffando?

«Mandorlini a questo punto non può dire una cosa del genere, non può più nascondersi. Io credo che possa tranquillamente raggiungere i play off. È dura giocare contro questo Verona, che credo abbia tutte le possibilità per centrare grandi obiettivi e resta una delle candidate al vertice».

Dico Chievo: che ricordi le suscita questa parola?

«Bellissimi ricordi. Quelli di quando siamo andati in Coppa Uefa, facendo un campionato straordinario, e poi in Champions grazie alle penalizzazioni seguite a calciopoli. Un anno stupendo anche se quello successivo purtroppo, per svariate circostanze, le cose non sono andate altrettanto bene. Ma ho un ricordo splendido dell'ambiente, della società, dei ragazzi che avevo avuto a disposizione».

Qualche nome in particolare?

«Il primo che mi viene in mente è quello di Macola, cioè Danese... Lui è la storia del Chievo, un personaggio simpatico, unico, l'emblema di un club organizzato, serio. . Ma a dire il vero mi sono trovato bene un po' con tutti: col presidente, con Sartori. L'elenco sarebbe lungo, lunghissimo...».

Un giocatore più degli altri?

«Io ho avuto con tutti un ottimo rapporto. Posso

fare una citazione particolare per Pellissier. Uno che meritava una squadra di prima fascia perché è uno non ha mai sbagliato una stagione, ha sempre fatto i suoi gol. Con me mi pare che ne avesse fatti sedici... La chiamata in una squadra importante ci stava tutta. Attenzione: non che il Chievo non lo sia. Dico solo che al Milan o all'Inter lui non avrebbe sfigurato di sicuro».

Una partita? Un episodio da ricordare di quell'anno a Verona?

«Ricorderò sempre il 4-4 in casa con la Roma. Spettacolare. Con un calcio propositivo, divertente da parte di tutte e due le squadre. Credo sia stata la gara migliore assieme a quella della vittoria sul Milan di Ancelotti. Quel 2-1 con gol di Tiribocchi alla fine. Quelle restano le gare-emblema di quella stagione».

Cinque anni fa Pillon faceva la Champions League, ora è in B a giocarsi la salvezza. Ma non ha rimpianti per la piega che ha preso la sua carriera?

«Ognuno ha quello che si merita. Purtroppo a volte si fanno delle scelte non sempre giuste. Il calcio è fatto anche di quello. Magari dovevo avere un po' di pazienza in più l'anno dopo il Chievo, aspettare il club giusto e cercare di restare comunque in Serie A quando invece sono andato a Treviso».

Treviso perché?

«Perché è vicino a casa, perché è un club cui dovevo molto. Magari, se aspettavo con un po' più di serenità, di tranquillità, rimanevo in Serie A. Ma quello che è stato è stato. Ripeto: alla fine ognuno ha quello che si merita. Meglio guardare avanti. In A però conto sempre di tornarci. Con le mie forze magari, ma un giorno o l'altro, chissà... Ho 55 anni ma non ho ancora finito...».

 

Fonte L'Arena