Hellas Verona, perseverare è diabolico
Il giudizio non cambia. L'Hellas era, resta e sarà una corazzata di questo campionato. Non si è mica scoperta l'acqua calda, ma è stato proprio il campo a dirlo e a farlo vedere a tutti. C'è una superiorità tecnica e tattica evidente, talmente evidente che nessuno può ammettere il contrario. Il pareggio del Sassuolo rende meno amaro il venerdì sera gialloblù, ma guai a perseverare troppo in errori già fatti durante queste prime quindici giornate. Non è la prima volta, infatti, che il Verona non riesce a chiudere una partita indirizzata verso i binari della calma piatta.
Questa qualità, fondamentale per stare lassù, mica la si allena a Sandrà, ma la si costruisce prima nella testa dei giocatori, per poi vederla applicata anche sul campo. Un appunto, infine, per chi critica il gioco dei gialloblù. Giocare contro una squadra schierata con dieci (10!) uomini dietro la linea della palla, non è facile per nessuno. Ventura, l'anno scorso, non ha riportato in Serie A il Torino con il gioco, così come Capello non ha vinto scudetti e Coppe Campioni incantando folle di ammaliati spettatori. Per informazioni, vedere il palmares di Zeman.


