Hellas Verona, ora il futuro. Tra le certezze del presente
La partita del Verona è durata solo 62 minuti. Dopo di ciò, un film che sembrava diretto verso un finale alla "Rocky", è diventato improvvisamente il più brutto fra gli horror. Gialloblù encomiabili per impegno e dedizione, senza dimenticare che davanti c'era un Varese bravo, ma inferiore alla truppa di Mandorlini. Un esercito accompagnato da sedicimila cuori sugli spalti, ma bombardato per ben due volte dal traditore di turno, ruolo assai appetito in ogni sceneggiato che si rispetti. Una trama scritta a Castelrotto, che a dir la verità non prometteva assolutamente di arrivare a giocarsi l'Oscar. Ritiro iniziato in ritardo, Mandorlini incavolato nero, e un calciomercato, fino a quel momento, asfittico. Poi arrivano i primi colpi di scena. Le otto vittorie consecutive, un Bentegodi in formato linea Maginot, ed un cast che sembrava puntare dritto ad un traguardo storico. Ma il finale, purtroppo, lo conosciamo già.
IL PRESENTE Le lacrime dei giocatori e di Mandorlini dicono tutto. Sono uomini, hanno dei sentimenti, e tutti sappiamo quanto ci tenevano a regalare una gioia a dei tifosi incredibili come quelli gialloblù. Ma una certezza è presente eccome. C'è un gruppo solido, unito, scolpito da un Mandorlini in versione Michelangelo. Questo non va distrutto, anzi va arricchito. Trovare gli uomini giusti potrebbe essere un sicuro trampolino di partenza per un nuovo campionato da protagonisti. Uomini, appunto, poichè Verona non è ancora diventata il cimitero degli elefanti.
IL FUTURO Allacciate le cinture, perchè ne sentiremo di tutti i colori. Setti sarà il classico tormentone estivo da ballare sulle spiagge dell'Adriatico. Ma l'imprenditore romagnolo deve saper, prima di tutto, dimostrare una cosa che, da queste parti, è fondamentale. Di parole se ne sono sentite tante in questi anni: misteriosi broker svizzero-calabresi si presentavano in conferenza stampa, ex presidenti del Milan si spacciavano già come nuovi patron dell'Hellas. Ecco, in riva all'Adige le parole non contano molto. Qui contano i fatti. E una bella firmetta congelerebbe molti dubbi. Se nuova proprietà sarà ben venga, in Martinelli we trust. E se ci ha creduto lui per primo...


