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Hellas Verona, Martinelli: "Mandorlini ok, ma serve subito una mano"

Hellas Verona, Martinelli: "Mandorlini ok, ma serve subito una mano" TuttoB.com
© foto di Image Sport/TuttoLegaPro.com
autore
Federico Errante
venerdì 24 giugno 2011, 18:10HellasVerona

E' già domani nei suoi pensieri di presidente. Lì, nell'ufficio di Sandrà, dove il tempo sembra scorrere lento, «...e invece non c'è tempo da perdere», ti dice. E' già domani anche nel suo coraggioso percorso umano, scandito da un'altra tappa che lo aspetta. «A luglio - spiega Giovanni Martinelli - mi operano di nuovo. Il dottor Pighi, in Borgo Trento. C'è una valvola che si può applicare, potrei ricominciare a dire qualcosa. Almeno questa è la speranza», sorride. Raccontano molto i suoi occhi, per ora. Gli occhi di chi è uscito dal tunnel, di chi ha trovato la fine del labirinto dopo aver pensato di restarci per sempre. «In pochi giorni son cambiate mille cose. Quando sei in C hai l'acqua alla gola, pensi di non farcela, ti senti soffocare», fa cenno con la mano.

E adesso, presidente?

«Adesso respiri meglio, vedi le cose da una prospettiva diversa. Non sono più semplici, sono diverse».

Ha mantenuto la parola data ai tifosi...

«Sono felice per questo. Ero arrivato con l'idea della B e adesso ci siamo. Un impegno preso, una promessa mantenuta. Lo volevo io, lo sognavano i tifosi. Mai vista una cosa del genere».

Tutti pazzi per l'Hellas...

«Bellissimo. Guardavo i nostri tifosi, la gente che ci ha aspettato all'aeroporto, le immagini di piazza Bra e facevo un pensiero. Non è vero che il tifoso del Verona è solo quello legato ai tempi dello scudetto. Ho visto bambini, ragazzi, gente che nell'85 di sicuro non era neanche nata. Il Verona è qualcosa di più, molto di più. Appartiene a tutti».

C'è molta voglia di sognare, presidente...

«Lo so, lo dice a me? Tutti vogliamo sognare ancora, vorremmo che questo sogno non finisse mai. Ma un presidente, sia pure tifoso, non deve mai perdere di vista la realtà».

Cioè? (Martinelli prende carta e penna)

«La situazione è chiara, l'ho detto altre volte e oggi lo ripeto. In questo momento la società non può pensare in grande, deve fare bene i conti, non può fare passi più lunghi della gamba. Oggi, se le cose non cambiano, io sono in grado di garantire una squadra che lotta per la sopravvivenza. Non è quello che vorrei, nè quello che si aspettano i tifosi».

Per ora, tante parole, pochi fatti...

«Esatto. Oggi la situazione è questa: o arrivano altri soci al mio fianco, oppure rischiamo di compromettere tutto quello che abbiamo costruito con grande fatica. Io non voglio illudere nessuno, preferisco essere chiaro. E dico: se c'è qualcuno che vuole bene al Verona, si faccia avanti, è il momento giusto».

Presidente, che cosa offre?

«Una società sana, in ordine con i bilanci, dove non ci sono scatole vuote o buchi neri. Garantisco io. Oggi non è come quando entrammo noi e non sapevamo che cosa avremmo trovato. Metto a disposizione anche la mia carica di presidente, non è un problema. Io resto in società, il presidente lo può fare un altro, per me, in queste condizioni, è anche faticoso. C'è la mia parola, chi entra non rischia niente. Non lo dico per me, lo dico per il Verona».

Però la B vi porterà in dote anche qualche contributo...

«Vero, ma più o meno ragioniamo intorno ai 4 milioni. Per una B dignitosa, come deve fare il Verona, ne servono almeno 10...»

Come dev'essere la serie B del Verona?

«Competitiva. Il termine giusto è questo. Senza illuderci, ma anche senza soffrire. Penso a una squadra che se la gioca con tutti, non a una squadra condannata a soffrire per salvarsi».

Qui tutti dicono «programmiamo la A»...

«E' una bella idea, ce l'ho anch'io. Ma per programmare la A non servono parole, servono fatti. Per questo io voglio essere molto diretto. Finora, ho sentito tante parole, ma poi, quando è stato il momento, tutti hanno fatto un passo indietro. Aspetto qualcuno che faccia un passo avanti».

Intanto, resta Mandorlini...

«Beh, senza di lui non saremmo qui, questo è sicuro. E i nostri programmi non possono prescindere da lui, dal suo carisma, dalla sua personalità. E' arrivato, avevamo paura dei play out e ci ha portato in serie B. E'un uomo intelligente, di spessore. Certo, Mandorlini è ambizioso, ha ragione. E' giusto pensare in grande, porsi sempre dei nuovi obiettivi».

Quanti ritocchi, presidente?

«Io non credo che questo gruppo abbia bisogno di rivoluzioni. Qualche inserimento di qualità, per forza, ma il nucleo è solido, c'è un bellissimo clima, un rapporto molto forte col mister. Non mi pare che Novara e Varese, tanto per dire, abbiano fatto rivoluzioni...».

Ci pensa, presidente...

«Beh, pensare non costa niente, no? Vedo che ogni anno ci sono squadre che arrivano dalla C e si comportano alla grande. L'anno prima il Cesena, quest'anno Varese e Novara. Per questo dico che sarebbe bello, almeno, provarci».

Che cosa serve, oltre ai mezzi economici?

«Passione. E poi, un po' di incoscienza. No, follia no, ma incoscienza sì. Ma quella giusta, il seguire l'istinto, non fermarsi sempre e comunque a fare mille ragionamenti. Se io avessi ascoltato sempre commercialisti e avvocati avrei fatto la metà delle cose che ho fatto. Io penso che nella vita, non solo nel calcio, a volte ci si debba lasciar andare».

Guardi indietro, qual è il presidente al qual si sente più vicino? (Indica la foto di Garonzi, che ha alle spalle) «Penso sempre a quegli anni... anche perchè eravamo molto più giovani. A quei tempi, mio papà era presidente del Calcio club, quel Verona è la squadra della mia giovinezza. E quel gruppo è rimasto nel cuore della città».

Il primo pensiero, domenica al fischio finale?

«Il primo pensiero è stato per mio figlio Diego e per i miei genitori che non ci sono più. Io sono sicuro che da lassù ci abbiano guidato. Li ho sempre sentiti molto vicini, soprattutto dopo l'intervento di gennaio, quand'ero più di là che di qua. Sono sempre con me. Credo che se non avessimo questi pensieri, saremmo poca cosa, no?»

Presidente, ha paura?

«Del futuro?». Sorride, scuote la testa. «No, come faccio ad avere paura del futuro? Nel calcio, il passo più difficile l'abbiamo fatto. E per il resto, dopo quello che ho vissuto a gennaio, non posso più avere paura di niente».

Fonte Raffaele Tomelleri - L'Arena