Hellas Verona, Mandorlini: "Voglio vincere"
Dev'essere splendido avere il destino come alleato. Una goduria autentica, con quel passato che ritorna proprio al momento più propizio per prenderlo a schiaffi. Vicenza prima, Sassuolo adesso. Serviti su un piatto d'argento, casuali molle per caricare di adrenalina Andrea Mandorlini, uno che di scariche elettriche ama cibarsi. Ci sarà un motivo per cui il feeling con Verona ha raggiunto cime tanto elevate.
Neanche un regista abbonato agli Oscar avrebbe potuto disegnargli un copione così allettante. Anche se è solo Coppa Italia, accantonata da molti ma non da chi ha fame di calcio come la gente dell'Hellas e il suo grande Generale. E allora ben venga il Sassuolo, anche per uno come Mandorlini che ama poco guardarsi indietro. Stavolta però è diverso, stavolta il percorso della Coppa un mezzo sorriso deve averglielo strappato al di là della montagna di buone risposte che il mister ha infilato nel bagagliaio del pullman dell'Hellas domenica di ritorno dal Menti.
Non ha lasciato un gran ricordo Mandorlini a Vicenza. Ci sta, non sempre puoi accomodare tutto. Meglio una verità di tante mezze bugie. Questione di coerenza. A Sassuolo, tre anni fa, non è andata tanto meglio, con una squadra che per metà stagione ha incantato l'Italia e fatto sognare quegli incalliti romantici che ancora credono alle favole del calcio. Nel suo Sassuolo c'erano Poli e Andreolli, Zampagna e Noselli. Intelaiatura col marchio di fabbrica, ma da arricchire secondo il suo condottiero. «A gennaio chiesi qualcosa, mi risposero invece che la rosa andava bene così. E col tempo i rapporti si sono rovinati. Siamo stati a lungo in testa, valeva la pena provare ad arrivare fino in fondo. Ma è stata comunque un'annata positiva», racconta ora Mandorlini col tono distaccato proprio di chi già da un pezzo ci ha messo una pietra sopra.
Il Sassuolo adesso è soprattutto una straordinaria occasione per valutare gambe e testa prima del campionato e di un'annata cominciata troppo bene per non continuare sulla stessa direttrice. Una partita da vivere tutta d'un fiato, più eventuali supplementari e rigori. «Voglio vincere», dice chiaro e tondo Mandorlini, sempre più soddisfatto in attesa della prima al Bentegodi col Pescara e di qualche valore aggiunto negli ultimi attimi di mercato. «Voglio vincere» punto e basta, giusto per non lasciare spazio ad altri pensieri. Vincere per imparare a vincere, per continuare a farlo.
«Contenti tutti di aver eliminato il Vicenza, ma attenzione perché il campionato sarà un'altra cosa», è stato l'avvertimento lanciato da Gepy Pugliese subito dopo l'amichevole di Legnago. Parole da veterano, di chi forse ha già capito di che pasta è fatto il nuovo Hellas ma che al tempo stesso non può far correre troppo la fantasia. Piuttosto Pugliese vorrebbe tanto correre senza pensieri, senza una pubalgia che insieme ad un vecchio strappo addominale l'ha costretto a far tappa a Cesenatico, vecchio rifugio per molti infortunati cronici. Anche dell'Hellas. Ventuno i convocati per la vicina Emilia, con Pichlmann fermo per un ginocchio non proprio a posto.
Mandorlini intanto non molla di un millimetro. «Per noi la Coppa è importante, ci teniamo e tenteremo con tutte le nostre a fare più strada possibile», racconta il Generale, determinato quanto basta da darti l'impressione netta che anche stavolta qualcosa di effervescente capiterà. Come a Vicenza. Lo chiedono a gran voce gli 8.654 abbonati che magari già oggi diventeranno diecimila. Lo domanda anche Mandorlini, che guarda caso col suo Sassuolo perse ogni speranza di playoff proprio dopo un pari col Parma, all'ultima di campionato. Agli spareggi ci andò il Grosseto. Forse non è un caso che al terzo turno il Verona, vincendo, affronterebbe una fra Parma e Grosseto. Non può essere una fatalità. Anche stavolta, d'accordo con Mandorlini, il destino deve averci messo lo zampino.


